[Bonus Strumenti Musicali - come ottenere il contributo]

BONUS STRUMENTI MUSICALI: IL CONTRIBUTO
Bonus strumenti musicali

Il Bonus è un contributo, sotto forma di sconto del prezzo di vendita praticato dal rivenditore o produttore, previsto per gli studenti che intendono acquistare uno strumento musicale.

Il contributo spetta per gli acquisti effettuati nel 2018 per un importo non superiore al 65 per cento del prezzo finale, per un massimo di 2.500 euro.

Il bonus è riservato agli studenti iscritti ai licei musicali, corsi preaccademici, corsi del precedente ordinamento e corsi di diploma di I e di II livello dei conservatori di musica, degli istituti superiori di studi musicali e delle istituzioni di formazione musicale e coreutica autorizzate a rilasciare titoli di alta formazione artistica, musicale e coreutica.

L’Agenzia ha indicato con un provvedimento l’elenco degli istituti riconosciuti ai fini dell’agevolazione. L’Agenzia ha inoltre stilato l’elenco degli strumenti musicali ammessi al beneficio.

COME OTTENERE LO SCONTOBonus musica

Per accedere al bonus è necessario essere in regola con il pagamento delle tasse e dei contributi dovuti per l’iscrizione all’anno 2018 – 2019.

Il contributo è concesso per l’acquisto di uno strumento musicale nuovo, coerente con il corso di studi cui è iscritto lo studente, o considerato “affine” o “complementare”.

Per accedere all’agevolazione occorre richiedere all’istituto un certificato di iscrizione che riporti alcuni dati principali (cognome, nome, codice fiscale, corso e anno di iscrizione, strumento musicale coerente con il corso di studi) da consegnare al rivenditore all’atto dell’acquisto.

RIVENDITORI: CREDITO D’IMPOSTAStrumenti musicali

Ai rivenditori o ai produttori degli strumenti musicali è riconosciuto un credito d’imposta di ammontare pari al contributo riconosciuto agli studenti sotto forma di sconto.

Per fruire del credito d’imposta, il rivenditore o produttore, prima di concludere la vendita dello strumento musicale, è tenuto a comunicare all’Agenzia delle entrate i seguenti dati: il proprio codice fiscale, quello dello studente e dell’istituto che ha rilasciato il certificato di iscrizione, lo strumento musicale, il prezzo totale, comprensivo dell’imposta sul valore aggiunto, e l’ammontare del contributo.

I soggetti interessati possono inviare le comunicazioni dal 20 aprile 2017 utilizzando il servizio telematico Entratel o Fisconline dell’Agenzia delle Entrate anche tramite intermediario. Per ogni comunicazione inviata, il sistema telematico rilascerà apposita ricevuta attestante la fruibilità o meno del credito di imposta in ragione della capienza nello stanziamento complessivo, della correttezza dei dati tenendo conto dell’eventuale contributo già utilizzato dallo studente nel 2016. A partire dal secondo giorno lavorativo successivo alla data di rilascio della ricevuta, il credito di imposta è utilizzabile in compensazione presentando il modello F24 esclusivamente tramite i servizi telematici Entratel o Fisconline e indicando il codice tributo 6865.

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[Diritto all'Oblio Privacy: il Garante ordina a Google la "deindicizzazione"]

DIRITTO ALL’OBLIO NELLA NORMATIVA PRIVACY 
Oblio

A livello comunitario il diritto all’oblio è stato regolamentato dal nuovo regolamento europeo sulla privacy, che da maggio prossimo dovrà essere seguito anche nel nostro paese.

In termini generali, sussiste il diritto a non restare esposti, per un tempo ingiustificato, alle conseguenze dannose che possono derivare al proprio onore o alla propria reputazione da fatti commessi in passato o da vicende nelle quali si è rimasti in qualche modo coinvolti e che sono divenuti oggetto di cronaca.

Pertanto  ogni accadimento può tornare ad essere “privato” quando perde di qualsiasi utilità per l’interesse pubblico.

DIRITTO ALL’OBLIO IN ITALIAPrivacy Oblio

Recentemente, il Garante per la Privacy italiano, si è dovuto pronunciare su un ricorso presentato da un cittadino italiano nei confronti di Google, con il quale il ricorrente, ribadendo le istanze già avanzate ai sensi degli artt. 7 e 8 del d.lgs. 30 giugno 2003, n. 196, Codice in materia di protezione dei dati personali, ha chiesto:

1) la rimozione, dalla lista dei risultati europei ed extra europei del motore di ricerca gestito dalla resistente ottenuti digitando il proprio nome e cognome, di n. 26 Url specificamente indicati nell’interpello preventivo e nell’atto introduttivo;

2) la liquidazione in proprio favore delle spese del procedimento;

considerando che, secondo il ricorrente, alcuni Url presenti su Google

“rimandano a messaggi o brevi articoli anonimi gravemente offensivi della propria dignità e reputazione pubblicati su forum o siti amatoriali, contenenti anche informazioni afferenti al suo presunto stato di salute e a supposti reati gravi connessi alla sua attività di professore universitario, in realtà mai commessi e per i quali non è stato mai indagato;

– tali notizie, proprio perché false, non recano alcuna prova dei fatti riportati e sono in alcuni casi corredate da fotografie che lo ritraggono, riprodotte in assenza del suo consenso”

Il Garante ha ritenuto che la “perdurante reperibilità” sul web di contenuti non corretti e inesatti avesse un impatto “sproporzionatamente negativo” sulla sfera privata del ricorrente, e ha quindi ordinato la deindicizzazione degli url relativi al ricorrente (doc. web n. 7465315 del Garante).

Si registra quindi un orientamento sempre più marcato verso le Linee guida dei Garanti europei che individuano, in particolare per il trattamento dei dati sulla salute, i criteri da tenere in considerazione per un corretto bilanciamento tra diritto all’oblio e diritto/dovere all’informazione a causa del suo maggiore impatto sulla vita privata, rispetto ai dati personali “comuni”.

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Grazie per l’attenzione. Restiamo a disposizione per qualunque approfondimento o per l’assistenza in materia di privacy per la Vostra impresa.
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[Regime Forfettario: requisiti, tassazione, limiti fatturato e coefficienti di reddito]

REGIME FORFETTARIO: SIGNIFICATO E CARATTERISTICHE
Agenzia delle Entrate

In sintesi, il regime forfettario prevede rilevanti semplificazioni ai fini IVA e ai fini contabili, e consente, altresì, la determinazione forfettaria del reddito da assoggettare a un’unica imposta in sostituzione di quelle ordinariamente previste, nonché di accedere ad un regime contributivo opzionale per le imprese.

Il regime forfetario rappresenta il regime naturale delle persone fisiche che esercitano un’attività di impresa, arte o professione in forma individuale, purché siano in possesso dei requisiti stabiliti dalla legge e, contestualmente, non incorrano in una delle cause di esclusione. Al regime possono inoltre accedere i soggetti già in attività.

Non è prevista una scadenza legata ad un numero di anni di attività o al raggiungimento di una particolare età anagrafica. La sua applicazione, pertanto, è subordinata solo al verificarsi delle condizioni e al possesso dei requisiti prescritti dalla legge.

SOGGETTI E REQUISITIregime forfettario

Possono accedere al regime forfettario i soggetti già in attività e/o i soggetti che iniziano un’attività di impresa, arte o professione, purché nell’anno precedente:

1) abbiano conseguito ricavi o percepito compensi non superiori a determinati limiti (ragguagliati all’anno nel caso di attività iniziata in corso di anno), diversificati in base al codice ATECO, che contraddistingue l’attività esercitata;

2) abbiano sostenuto spese complessivamente non superiori a 5.000 euro lordi per lavoro accessorio, lavoro dipendente e per compensi erogati ai collaboratori, anche assunti per l’esecuzione di specifici progetti;

3)  il costo complessivo dei beni strumentali, al lordo degli ammortamenti, non superi, alla data di chiusura dell’esercizio, i 20.000 euro.

CAUSE DI ESCLUSIONE

Non possono accedere al regime forfettario:

a) i soggetti che si avvalgono di regimi speciali ai fini IVA o di regimi forfetari di determinazione del reddito;

b) i soggetti non residenti, ad eccezione di coloro che risiedono in uno degli Stati membri dell’Unione europea, o in uno Stato aderente all’Accordo sullo Spazio economico europeo, che assicuri un adeguato scambio di informazioni, e producono in Italia almeno il 75% del reddito complessivamente prodotto;

c) i soggetti che effettuano, in via esclusiva o prevalente, operazioni di cessione di fabbricati e relative porzioni o di terreni edificabili ovvero cessioni intracomunitarie di mezzi di trasporto nuovi;

d) i soggetti che partecipano a società di persone, ad associazioni professionali, di cui all’articolo 5 del TUIR, o a società a responsabilità limitata aventi ristretta base proprietaria che hanno optato per la trasparenza fiscale;

e) i soggetti che nell’anno precedente hanno percepito redditi di lavoro dipendente e/o assimilati di importo superiore a 30.000 euro, tranne nel caso in cui il rapporto di lavoro dipendente nell’anno precedente sia cessato (sempre che in quello stesso anno non sia stato percepito un reddito di pensione o un reddito di lavoro dipendente derivante da un altro rapporto di lavoro).

Il regime forfetario cessa di avere efficacia a partire dall’anno successivo a quello in cui viene meno anche solo uno dei requisiti di accesso previsti dalla legge ovvero si verifica una delle cause di esclusione.

TASSAZIONEtasse regime forfettario

I soggetti che aderiscono al regime determinano il reddito imponibile applicando all’ammontare dei ricavi o dei compensi percepiti il coefficiente di redditività diversificato a seconda del codice ATECO che contraddistingue l’attività esercitata. Una volta determinato il reddito imponibile, il contribuente forfetario applica un’unica imposta, nella misura del 15%, sostitutiva delle imposte sui redditi, delle addizionali regionali e comunali e dell’IRAP.

Start upINIZIO DI NUOVA ATTIVITA’:  a decorrere dal 2016, il reddito determinato con i criteri sopra illustrati, per le nuove attività, è assoggettato ad un’imposta sostitutiva del 5%, per i primi 5 anni di attività.

Per poter beneficiare degli ulteriori vantaggi è necessario che:

– il contribuente non abbia esercitato, nei tre anni precedenti l’inizio dell’attività, attività artistica, professionale ovvero d’impresa, anche in forma associata o familiare

– l’attività da esercitare non costituisca, in nessun modo, mera prosecuzione di altra attività precedentemente svolta sotto forma di lavoro dipendente o autonomo, escluso il caso in cui l’attività precedentemente svolta consista nel periodo di pratica obbligatoria ai fini dell’esercizio di arti o professioni

– qualora venga proseguita un’attività svolta in precedenza da altro soggetto, l’ammontare dei relativi ricavi e compensi, realizzati nel periodo d’imposta precedente quello di riconoscimento del beneficio, non sia superiore ai limiti che, a seconda dell’attività, consentono l’accesso al regime.

LIMITI FATTURATO E COEFFICIENTI DI REDDITO

Di seguito i limiti di fatturato/ricavi e coefficienti di redditività stabiliti dalla Legge di Stabilità per il 2018:

  • Industrie alimentari e delle bevande (codice Ateco 10 – 11):  limite ricavi/fatturato 45.000 euro con coefficiente di redditività al 40%;

  • Commercio all’ingrosso e al dettaglio (codice Ateco 45 – da 46.2 a 46.9 – da 47.1 a 47.7 – 47.9): limite ricavi/fatturato è 50.000 con coefficiente di redditività al 40%;

  • Commercio ambulante di prodotti alimentari e bevande (codice Ateco 47.81):limite fatturato/ricavi 40.000 e coefficiente di redditività al 40%;

  • Commercio ambulante di altri prodotti (codice Ateco 47.82 – 47.8): limite fatturato/ricavi 30.000 e coefficiente di redditività al 54%;

  • Costruzioni e attività immobiliari (codice Ateco 41 – 42 – 43) – (68): limite fatturato/ricavi 25.000 e coefficiente di redditività all’ 86%;

  • Intermediari del commercio (codice Ateco 46.1): limite fatturato/ricavi 25.000 e coefficiente di redditività al 62%;

  • Attività dei servizi di alloggio e di ristorazione (codice Ateco 55 – 56): limite fatturato/ricavi 50.000 e coefficiente di redditività al 40%;

  • Attività professionali, scientifiche, tecniche, sanitarie, di istruzione, servizi finanziari ed assicurativi (codice Ateco 64 – 65 – 66 – 69 – 70 – 71 – 72 -73 – 74 – 75 – 85 – 86 – 87 – 88): limite fatturato/ricavi 30.000 euro e coefficente di redditività al 78%;

  • Altre attività economiche (codice Ateco da 01 a 03 a 05 a 09, da 12 a 33, da 35 a 39, 49 – 50 – 51 – 52 – 53 – 58 – 59 – 60 – 61 – 62 – 63 – 77 – 78 – 79 – 80 – 81 – 82 -84 – 90 – 91 – 92 – 93 – 94 – 95 – 96 – 97 – 98 – 99): limite fatturato/ricavi 30.000 euro e coefficiente di redditività al 67%.

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[Credito d’imposta del 30% per le imprese culturali e creative]

CREDITO D’IMPOSTA: IMPRESE CULTURALI E CREATIVE
Imprese creative

La Legge di Bilancio 2018, art. 1, cc da 57 a 60, prevede il credito di imposta pari al 30% delle spese sostenute dalle Imprese Culturali e Creative per attività di sviluppo, produzione e promozione di prodotti e servizi culturali e creativi.

1. LIMITI: il limite di spesa è fissato in € 500.000 per l’anno 2018 e in € 1.000.000 per ciascuno degli anni 2019 e 2020, fino ad esaurimento delle risorse disponibili.

2. IMPRESE CULTURALI E CREATIVE: Sono imprese culturali e creative le imprese o i soggetti che svolgono attività stabile e continuativa, con sede in Italia o in uno degli Stati membri dell’Unione Europea o in uno degli Stati aderenti all’Accordo sullo Spazio economico europeo, purché siano soggetti passivi di imposta in Italia, che hanno quale oggetto sociale, in via esclusiva o prevalente, l’ideazione, la creazione, la produzione, lo sviluppo, la diffusione, la conservazione, la ricerca e la valorizzazione o la gestione di prodotti culturali, intesi quali beni, servizi e opere dell’ingegno inerenti alla letteratura, alla musica, alle arti figurative, alle arti applicate, allo spettacolo dal vivo, alla cinematografia e all’audiovisivo, agli archivi, alle biblioteche e ai musei nonché al patrimonio culturale e ai processi di innovazione ad esso collegati.

DETTAGLI UTILIImprese culturali

1) Con decreto del Ministro dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, entro 90 giorni dal 1.01.2018, è disciplinata, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica e nell’ambito delle risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente, la procedura per il riconoscimento della qualifica di impresa culturale e creativa e per la definizione di prodotti e servizi culturali e creativi e sono previste adeguate forme di pubblicità;

2) Le imprese possono accedere al credito d’imposta nel rispetto dei limiti di cui al regolamento (UE) n. 1407/2013 della Commissione, relativo agli aiuti «de minimis»;

3)  Il credito d’imposta:
a) non concorre alla formazione del reddito ai fini delle imposte sui redditi e del valore della produzione ai fini Irap;
b) non rileva ai fini del rapporto di cui agli artt. 61 e 109, c. 5 Tuir;
c) è utilizzabile esclusivamente in compensazione.

 

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[Sfratto per morosità: significato e procedura]

SFRATTO PER MOROSITA’: QUANDO
Sfratto causa

Quando un immobile, abitativo o commerciale, è concesso in locazione con regolare contratto, e l’inquilino non paga il canone di locazione o gli oneri accessori, è possibile attivare la procedura di sfratto considerando i seguenti parametri:

  1. Immobili ad uso abitativo: in base alla L. n. 392/1978 (legge equo canone), quando non viene pagato almeno una mensilità decorsi venti giorni dalla scadenza prevista, o se non vengono pagati nel termine previsto gli oneri accessori e l’importo non pagato supera quello di due mensilità del canone;
  2. Immobili ad uso commerciale: in questo caso, affinché sia ammessa la procedura di sfratto, occorre che il mancato pagamento sia “importante”, o meglio “di non scarsa importanza” secondo la definizione data dall’art. 1455 c.c. che recita “Il contratto non si può risolvere se l’inadempimento di una delle parti ha scarsa importanza, avuto riguardo all’interesse dell’altra“.

In tale situazione, il locatore (proprietario o titolare di diritti di detenzione e godimento dell’immobile) può, ai sensi dell’art. 658 c.c.p., intimare al conduttore lo sfratto  davanti al tribunale del luogo in cui si trova l’immobile (art. 661 c.c.p.), e chiedere l’ingiunzione di pagamento per i canoni scaduti.

SFRATTO: PROCEDURAsfratto procedura

1) Lettera di Diffida: con tale lettera, notificata con mezzi legalmente riconosciuti come la raccomandata A/R (o via PEC nei casi in cui il conduttore sia soggetto obbligato per legge a dotarsene), il locatore sollecita il pagamento di quanto dovuto, e invita a lasciare libero l’immobile entro un termine preciso;

2) Intimazione di sfratto e contestuale citazione per la convalida (e ingiunzione di pagamento): se con la diffida la situazione non si è risolta, occorrerà promuovere l’azione di tribunale, cominciando con l’intimazione di sfratto effettuata da un avvocato, con la quale si invita il conduttore a comparire nell’udienza indicata, avvertendo che se l’intimato non compare o comparendo non si oppone, il giudice convaliderà la licenza o lo sfratto ai sensi dell’art. 663, c.p.c. – l’art. 660 c.p.c. dispone che “tra il giorno della notificazione dell’intimazione e quello dell’udienza debbono intercorrere termini liberi non minori di 20 gg.” 

CASI POSSIBILI A SEGUITO DELL’INTIMAZIONE DI SFRATTO:

A) Il locatore non si presenta all’udienza: gli effetti processuali dell’intimazione cessano ex art. 662, c.p.c., e il procedimento di convalida si estingue;

B) Il conduttore non compare o, comparendo non si oppone (art. 663): il giudice convalida lo sfratto e dispone, con ordinanza in calce alla citazione, l’apposizione su di essa della formula esecutiva. Tale ordinanza di convalida ha la portata di un provvedimento di condanna al rilascio immediatamente esecutiva (eseguibile solo dopo 30 gg. dall’apposizione della formula); il giudice può quindi disporre l’emissione del decreto ingiuntivo se richiesto;

C) Il conduttore compare all’udienza e chiede termine di grazia per poter sanare la morosità (90 giorni, nel caso di comprovate difficoltà del conduttore, o 120 giorni in caso di disoccupazione, malattie, o gravi e comprovate condizioni di difficoltà);

D) Il conduttore compare all’udienza e si oppone alla convalida: il giudizio si trasforma in un procedimento locativo (art. 447 bis, c.p.c.) e le parti faranno valere le proprie posizioni per ottenere il riconoscimento delle proprie ragioni.

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[Super e Iper ammortamento 2018: nuove regole e benefici]

SUPER AMMORTAMENTO 2018
ammortamento maxi iper

L’Art. 1, cc. da 29 a 34, della Legge di Bilancio 2018 ha confermato il Super Ammortamento anche per il 2018, con alcune differenze rispetto alle regole che interessavano questo beneficio nel 2017.

In particolare, è prevista la maggiorazione del 30% del costo di acquisizione, con esclusivo riferimento alla determinazione delle quote di ammortamento e dei canoni di locazione finanziaria, per le spese effettuate dal 1.01.2018 al 31.12.2018, ovvero entro il 30.06.2019, a condizione che entro la data del 31.12.2018 il relativo ordine risulti accettato dal venditore e sia avvenuto il pagamento di acconti in misura almeno pari al 20% del costo di acquisizione.

Il super ammortamento spetta a:

–  soggetti titolari di reddito d’impresa;

– professionisti, con reddito di lavoro autonomo anche svolto in forma associata, ivi compresi i contribuenti nel regime dei minimi.

Il super ammortamento è applicabile ai cespiti materiali (per cui sono esclusi gli acquisti di beni immateriali), ad uso durevole ed utilizzabili all’interno del processo produttivo (esclusi i cd. beni merce in quanto destinati alla vendita, quelli trasformati o assemblati per la vendita), nuovi (esclusi i beni usati).

Restano esclusi dall’agevolazione i veicoli a deducibilità limitata, i veicoli concessi in uso promiscuo ai dipendenti, nonché quelli esclusivamente strumentali all’attività d’impresa e di uso pubblico.

Inoltre restano esclusi gli investimenti in beni materiali strumentali per i quali sono previsti coefficienti di ammortamento inferiori al 6,5%, gli investimenti in fabbricati e costruzioni, e gli investimenti in beni di cui all’allegato n. 3 annesso alla L. 208/2015).

IPER AMMORTAMENTO 2018 super iper ammortamento

L’Art. 1, cc. da 30 a 36, della Legge di Bilancio 2018 ha invece confermato ha maggiorazione del 150% (Iper Ammortamento) per gli  investimenti in beni materiali strumentali nuovi finalizzati a favorire processi di trasformazione tecnologica e digitale (compresi nell’elenco di cui all’allegato A annesso alla L. 232/2016), effettuati entro il 31.12.2018, ovvero entro il 31.12.2019, a condizione che entro la data del 31.12.2018 il relativo ordine risulti accettato dal venditore e sia avvenuto il pagamento di acconti in misura almeno pari al 20% del costo di acquisizione.

L’elenco dei beni immateriali strumentali cui si applica l’Iper Ammortamento è stato modificato rispetto alla precedente versione, includendo alcuni sistemi di gestione per l’e-commerce e specifici software e servizi digitali come:
– sistemi di gestione della supply chain finalizzata al drop shipping nell’e-commerce;
– software e servizi digitali per la fruizione immersiva, interattiva e partecipativa, ricostruzioni 3D, realtà aumentata;
– software, piattaforme e applicazioni per la gestione e il coordinamento della logistica con elevate caratteristiche di integrazione delle attività di servizio (comunicazione intra-fabbrica, fabbrica-campo con integrazione telematica dei dispositivi on-field e dei dispositivi mobili, rilevazione telematica di prestazioni e guasti dei dispositivi on-field).

Per fruire dei benefìci le imprese sono tenute a produrre la documentazione di cui all’art. 1, c. 11 L. 232/2016 (ossia dichiarazione del legale rappresentante ovvero, per i beni di costo superiore a 500.000 euro, perizia tecnica giurata rilasciata da ingegnere o perito industriale, ente di certificazione accreditato attestante le caratteristiche del bene).

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[Detrazione per abbonamento ai mezzi pubblici: cosa, chi, come]

DETRAZIONE ABBONAMENTI MEZZI PUBBLICI – COSA E CHI
Mezzi pubblici detrazione

L’Art. 1, c. 28, della Legge di Bilancio 2018 ha reintrodotto la detrazione IRPEF del 19% sulle spese sostenute, anche nell’interesse dei soggetti a carico, per l’acquisto degli abbonamenti ai servizi di trasporto pubblico locale, regionale e interregionale per un importo non superiore a € 250 all’anno

Quindi per il 2018 si ha la possibilità di ottenere un vantaggio fiscale massimo di € 47,5 in dichiarazione dei redditi.

La detrazione interesserà le spese sostenute per abbonamenti e non per biglietti di singola tratta.

La nuova norma prevede anche che le somme erogate o rimborsate dal datore di lavoro alla generalità o a categorie di dipendenti, o le spese sostenute direttamente dal datore di lavoro, volontariamente o in conformità a disposizioni di contratto, di accordo o di regolamento aziendale, per l’acquisto degli abbonamenti per il trasporto pubblico locale, regionale e interregionale del dipendente e dei suoi familiari, non concorrono a formare il reddito di lavoro dipendente.

DETRAZIONE ABBONAMENTI MEZZI PUBBLICI – COME Tram detrazione

1. Indicare le spese sostenute in dichiarazione dei redditi;

2. Conservare ed eventualmente esibire i documenti comprovanti la spesa per gli abbonamenti;

3. Principio di cassa: la spesa deve essere sostenuta nel 2018.

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[Web Tax: cosa, chi, come]

Web tax – cosa e chi
web tax

L’Art. 1, cc. da 1.011 a 1.019, della Legge di Bilancio 2018 ha istituito l’imposta sulle transazioni digitali, relative a prestazioni di servizi effettuate tramite mezzi elettronici rese nei confronti di soggetti residenti nel territorio dello Stato, diversi dalle stabili organizzazioni di soggetti non residenti e dai soggetti che hanno aderito al regime dei contribuenti minimi e al regime dei forfetari.

Si considerano servizi prestati tramite mezzi elettronici quelli forniti attraverso internet o una rete elettronica e la cui natura rende la prestazione essenzialmente automatizzata, corredata di un intervento umano minimo e impossibile da garantire in assenza della tecnologia dell’informazione. Entro il 30 aprile 2018 dovrà essere emanato un apposito D.M. Economia che individuerà tali prestazioni.

La Web Tax si applicherà con l’aliquota del 3 per cento sul valore della singola transazione al netto dell’imposta sul valore aggiunto, indipendentemente dal luogo di conclusione della transazione. L’imposta si applica nei confronti del soggetto prestatore, residente o non residente, che effettua nel corso di un anno solare un numero complessivo di transazioni superiore a 3.000 unità.

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WEB TAX – COMEweb rete

1. L’imposta è prelevata, all’atto del pagamento del corrispettivo, dai soggetti committenti dei servizi, con obbligo di rivalsa sui soggetti prestatori, salvo il caso in cui i soggetti che effettuano la prestazione indichino nella fattura relativa alla prestazione, o in altro documento idoneo da inviare contestualmente alla fattura, eventualmente individuato con provvedimento, di non superare i limiti di transazioni indicati;

2. I medesimi committenti versano l’imposta entro il giorno 16 del mese successivo a quello del pagamento del corrispettivo;

3. Con il decreto sono stabilite le modalità applicative dell’imposta, ivi compresi gli obblighi dichiarativi e di versamento, nonché eventuali casi di esonero. Con uno o più provvedimenti dell’Agenzia delle Entrate possono essere individuate ulteriori modalità di attuazione della disciplina.

Queste disposizioni si applicheranno a partire dal 01 gennaio 2019.

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[Abolita la scheda carburante: come dedurre i costi]

Abrogazione Scheda Carburante
Scheda carburante self

L’Art. 1, cc. da 920 a 927, della Legge di Bilancio 2018 ha abrogato la scheda carburante, a partire dal 1° luglio 2018.

Le nuove regole valide da luglio di quest’anno prevedono infatti l’obbligo  di emissione della fattura elettronica per le cessioni di benzina o di gasolio destinati ad essere utilizzati come carburanti per motori, e pertanto “gli imprenditori che acquistano beni che formano oggetto dell’attività propria dell’impresa da commercianti al minuto ai quali è consentita l’emissione della fattura sono obbligati a richiederla“.

La norma specifica che gli acquisti di carburante per autotrazione effettuati presso gli impianti stradali di distribuzione da parte di soggetti passivi IVA, devono essere documentati con la fattura elettronica.

Gli acquisti di carburanti effettuati al di fuori dell’esercizio di impresa, arte e professione, sono esclusi dall’obbligo di certificazione tramite fatturazione elettronica.

Agli esercenti di impianti di distribuzione di carburante verrà riconosciuto un credito d’imposta, utilizzabile in compensazione dal periodo d’imposta successivo a quello di maturazione, pari al 50% delle commissioni addebitate per le transazioni che risultano eseguite tramite sistemi di pagamento elettronico.

COME DEDURRE I COSTIScheda Carburante

1. Gli acquisti di carburante per autotrazione effettuati presso gli impianti stradali di distribuzione da parte di soggetti Iva devono necessariamente risultare documentati con fattura elettronica;

2. La deducibilità del costo del carburante e la detraibilità dell’Iva si potranno ottenere solo utilizzando strumenti di pagamento tracciabili, ovvero utilizzando carte di credito o di debito, bancomat o carte prepagate.

Considerando la prevedibile difficoltà in cui verseranno gli esercenti impianti di distribuzione di carburante per la gestione dell’adempimento di fatturazione elettronica di ogni rifornimento per cui ne verrà fatta richiesta, e non essendoci specifiche relative all’ottenimento della fattura elettronica in caso di rifornimenti “self service”, ci si auspica di ricevere quanto prima gli opportuni chiarimenti in merito.

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[Denuncia di Molestie: la Legge di Bilancio 2018 vieta il licenziamento]

Denuncia per molestie sul lavoro
Molestie lavoro

L’Art. 1, c. 218, della Legge di Bilancio 2018 definisce che “La lavoratrice o il lavoratore che agisce in giudizio per la dichiarazione delle discriminazioni per molestia o molestia sessuale poste in essere sul lavoro non puo’ essere sanzionato, demansionato, licenziato, trasferito o sottoposto ad altra misura organizzativa avente effetti negativi, diretti o indiretti, sulle condizioni di lavoro, determinati dalla denuncia stessa“.

E’ nullo il licenziamento ritorsivo o discriminatorio del soggetto denunciante.

Sono altresì nulli il mutamento di mansioni ai sensi dell’articolo 2103 del codice civile, nonché qualsiasi altra misura ritorsiva o discriminatoria adottata nei confronti del denunciante.

DETTAGLI DA CONOSCEREMolestie

1. Le tutele di cui al presente comma non
sono garantite nei casi in cui sia accertata, anche con sentenza di primo grado, la responsabilità penale del denunciante per i reati di calunnia o diffamazione ovvero l’infondatezza della denuncia;

2. I datori di lavoro sono tenuti, ai sensi dell’articolo 2087 del codice civile, ad assicurare condizioni di lavoro tali da garantire l’integrità fisica e morale e la dignità dei lavoratori, promuovendo anche in accordo con i sindacati, iniziative di natura informativa e formativa, più opportune al fine di prevenire il fenomeno delle molestie sessuali nei luoghi di lavoro;

3. Le imprese, i sindacati, i datori di lavoro e i lavoratori e le lavoratrici sono chiamati ad assicurare il mantenimento nei luoghi di lavoro di un ambiente di lavoro in cui sia rispettata la dignità di ognuno e siano favorite le relazioni interpersonali, basate su principi di eguaglianza e di reciproca correttezza.

 

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 Grazie per l’attenzione. Restiamo a disposizione per qualunque approfondimento, o nei casi in cui sia necessario un supporto legale in materia.
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