[BITCOIN e CRIPTOVALUTE - come sono tassati in Italia]

bitcoin

COME VENGONO CONSIDERATE LE CRIPTOVALUTE IN ITALIA

Le nuove tecnologie “blockchain” hanno reso possibile l’introduzione delle criptovalute nel mondo digitale e reale, a partire dal Bitcoin che ha toccato valori anche pari a € 20.000.

Il mercato delle criptovalute ha avuto una crescita esponenziale, e ad oggi si contano oltre 500 exchanger, cioè piattaforme di negoziazione online, oltre 1.000 criptovalute diverse, per volumi miliardari.

L’Agenzia delle Entrate è quindi intervenuta nel cercare di dare delle definizioni e indicare eventuali assoggettamenti a tassazione di redditi e condotte rilevanti nelle transazioni di criptovalute.

Senza entrare nel merito della correttezza o meno delle definizioni adottate dall’AdE, in questo articolo verranno riassunte le posizioni dell’Autorità italiana sull’argomento.

RIFERIMENTI NORMATIVI E DI PRASSI

Ad oggi non sono molti i riferimenti normativi o di prassi su cui basarsi per inquadrare correttamente l’argomento, e quindi per il momento seguiremo quanto indicato dall’AdE:

  1.  Sentenza 22 ottobre 2015, causa C-264/14 della Corte di Giustizia dell’Unione Europea;
  2. Risoluzione dell’Agenzia delle Entrate n. 72/E del 2016;
  3. Decreto Legislativo n. 90/2017
  4. Risposta all’Interpello per la Direzione Generale della Lombardia dell’Agenzia delle Entrate (Interpello 956-39/2018).

Partendo dalle definizioni fornite dall’AdE, in primis si evidenzia come quest’ultima cataloghi le criptovalute come “valuta virtuale” secondo il dettato dell’articolo 1, comma 2, lettera qq), del D. Lgs. 231/2007, il quale fornisce la seguente descrizione di ciò che deve intendersi valuta virtuale: “la rappresentazione digitale di valore, non emessa da una banca centrale o da un’autorità pubblica, non necessariamente collegata a una valuta avente corso legale, utilizzata come mezzo di scambio per l’acquisto di beni e servizi è trasferita, archiviata e negoziata elettronicamente”.

Nella Risoluzione del 2016, l’AdE riconosce alle criptovalute due fondamentali caratteristiche:

  • – Natura non fisica, bensì digitale, essendo create, memorizzate e utilizzate non su supporto fisico ma su dispositivi elettronici, e di conseguenza conservate in portafogli elettronici (c.d. wallet);
  • – Emissione e funzionamento dei Bitcoin grazie a dei codici crittografici e a dei complessi algoritmici.

La Risoluzione dell’AdE resta coerente con i principi espressi dalla giurisprudenza europea che identifica i Bitcoin come mezzo di pagamento contrattuale o volontario stabilito tra parti privati, e quindi non vengono equiparati a titoli; inoltre conferma il principio di “neutralità Iva” dato che il regime Iva dei mezzi di pagamento legali deve essere applicato a tutti i mezzi di pagamento, ed inoltre riconosce l’esenzione Iva come per le divise ex art. 10 Dpr 633/72.

Nella stessa Risoluzione, avallata dalla successiva pronuncia del 2018, l’Autorità specifica che l’attività di intermediazione di valute tradizionali con bitcoin, svolta in modo professionale ed abituale, costituisce un’attività rilevante oltre agli effetti dell’Iva anche dell’Ires e dell’Irap, soggetta agli obblighi di adeguata verifica della clientela, di registrazione e di segnalazione previsti dal decreto legislativo 21 novembre 2007, n. 231.

Per quanto attiene invece alle persone fisiche che detengono criptovalute al di fuori dell’attività d’impresa, alle operazioni di conversione di valuta virtuale si applicano i principi generali che regolano le operazioni aventi ad oggetto valute tradizionali. Questo significa, come precisato nella pronuncia del 2018, che le cessioni a pronti di valuta virtuale non danno origine a redditi imponibili mancando la finalità speculativa, salvo generare un reddito diverso qualora la valuta ceduta derivi da prelievi da portafogli elettronici (wallet), per i quali la giacenza media superi un controvalore di euro 51.645,69 per almeno sette giorni lavorativi continui nel periodo d’imposta, ai sensi dell’articolo 67, comma 1, lettera c-ter), del testo unico delle imposte sui redditi approvato con d.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917 (TUIR), e del comma 1-ter del medesimo articolo. Per cessione a pronti si intende una transazione in cui si ha lo scambio immediato di una valuta contro una valuta differente.

Quadro RW persone fisiche

DETTAGLI FISCALI - QUADRO RW

Come visto, per le persone fisiche che non effettuano transazioni di criptovalute in ambito professionale, l’Agenzia delle Entrate non prevede in generale un obbligo di tassazione, salvo i casi in cui presso i wallet risultino giacenze medie superiori ad un controvalore di € 51..645,69 per almeno 7 giorni lavorativi continui nel periodo d’imposta.

Per determinare un’eventuale plusvalenza derivante dal prelievo dal wallet, che abbia superato la predetta giacenza media, si deve utilizzare il costo di acquisto e, agli effetti della determinazione delle plusvalenze/minusvalenze, si considerano cedute per prime le valute acquisite in data più recente (cfr. articolo 67, comma 1-bis, del TUIR).
In caso di bitcoin ricevuti “a titolo gratuito”, il costo iniziale da considerare è quello sostenuto dal donante, ai sensi del comma 6 dell’articolo 68 del TUIR.

Inoltre relativamente alle criptovalute, l’AdE precisa che poiché alle valute virtuali si rendono applicabili i principi generali che regolano le operazioni aventi ad oggetto valute tradizionali nonché le disposizioni in materia di antiriciclaggio, si deve ritenere che anche le valute virtuali devono essere oggetto di comunicazione attraverso il quadro RW, indicando alla colonna 3 (“codice individuazione bene”) il codice 14 – “Altre attività estere di natura finanziaria”.
Il controvalore in euro della valuta virtuale detenuta al 31 dicembre del periodo di riferimento deve essere determinato al cambio indicato a tale data sul sito dove il contribuente ha acquistato la valuta virtuale. Negli anni successivi, il contribuente dovrà indicare il controvalore detenuto alla fine di ciascun anno o alla data di vendita nel caso di valuta virtuale vendute in corso d’anno.

Da ultimo, l’Agenzia precisa che le valute virtuali non sono soggette all’imposta sul valore dei prodotti finanziari, dei conti correnti e dei libretti di risparmio detenuti all’estero dalle persone fisiche residenti nel territorio dello Stato (c.d. IVAFE), in quanto tale imposta si applica ai depositi e conti correnti esclusivamente di natura “bancaria” (cfr. circolare 2 luglio 2012, n. 28/E).

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La disamina di come oggi sia visto e considerato dall’Autorità fiscale italiana il fenomeno della detenzione e scambio di criptovalute, evidenzia diverse criticità e incongruenze, dato che le definizioni e le indicazioni fornite non collimano sempre con quanto avviene per le valute estere, ad esempio con riferimento alla fornitura del cambio ufficiale mensile che non esiste per le criptovalute, o con riferimento ai principi contabili che non permettono l’indicazione tra le disponibilità liquide delle criptovalute al contrario di quanto avviene per le divise estere.

Ricordando che la materia tributaria deve essere esclusivamente regolata dalla legge, e che le Circolari e Risoluzioni amministrative dell’Agenzia non costituiscono fonte di diritto come anche recentemente precisato dalla Giurisprudenza (sentenza 6185/2017, della Corte di Cassazione), ci auspichiamo un sollecito e chiaro intervento normativo in materia.

Grazie per la lettura. Contattateci senza alcun impegno per maggiori approfondimenti. G3 Consulenza

[BONUS ASSUNZIONI e DECRETO DIGNITA']

Lavoro accoglienza

BONUS PER NUOVE ASSUNZIONI UNDER 35

Con le novità introdotte dal DL 87/2018 convertito con modificazioni dalla L. 9 agosto 2018, n. 96 (in G.U. 11/08/2018, n. 186), viene anche salvaguardato e implementato lo sgravio dei contributi previdenziali nella misura del 50% per i successivi 36 mesi dalla data dell’assunzione con il contratto a tutele crescenti (d.lgs. n. 23/2015), per le assunzioni di personale under 35.

L’esonero contributivo, previsto dalla Legge di Bilancio 2018, consiste in una riduzione del 50% dei contributi previdenziali a carico dell’azienda, nel limite massimo di 3 mila euro annui per dipendente assunto tra gli anni 2019 e 2020, per le risorse che non abbiano compiuto il trentacinquesimo anno di età e non siano state occupate a tempo indeterminato con il medesimo o con altro datore di lavoro.

AUMENTO INDENNITA' LICENZIAMENTI ILLEGITTIMI

Importanti cambiamenti anche per il contenzioso del lavoro.

Nel caso in cui venga riconosciuto un licenziamento illegittimo, l’art. 3 del DL, intitolato “Indennita’ di licenziamento ingiustificato e incremento contribuzione contratto a tempo determinato”, prevede l’aumento delle indennità da corrispondere al lavoratore da <ventiquattro mensilità» della precedente norma, a «non inferiori a sei e non superiori a trentasei mensilità>>.

Assunzione donne
Lavoro

CONTRATTI A TEMPO DETERMINATO: LIMITI

A partire dal 31/10/2018 i contratti a tempo determinato potranno avere un termine di durata non superiore a 12 mesi; solo in presenza di particolari condizioni da definire con apposita causale, potrà essere prevista una durata superiore, comunque non eccedente i 24 mesi.

In caso di stipula di contratti con durata superiore a 12 mesi, essi verranno considerati automaticamente contratti a tempo indeterminato dal periodo successivo i primi 12 mesi.

Segnaliamo che le giustificazioni per l’allungamento della durata contrattuale devono riferirsi a esigenze oggettive e straordinarie, estranee all’ordinaria attività.

 

 

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[FATTURA ELETTRONICA GRATUITA: come]

COME AVERE LA FATTURA ELETTRONICA GRATIS

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Fattura classica

L’Agenzia delle Entrate ha predisposto tutti i software e le procedure per Generare, Trasmettere e Conservare le fatture elettroniche, senza costi per gli utenti.

Tutti gli strumenti sono resi disponibili sul sito dell’Agenzia.

Vediamo quindi quali sono i passi concreti per poter assolvere agli obblighi della fattura elettronica gratuitamente.

 

 

1. GENERAZIONE FATTURA ELETTRONICA flusso_generazione_fattura

Gli interessati possono accedere alla sezione di “Fatture Elettroniche – Registrazione dell’indirizzo telematico dove ricevere tutte le fatture elettroniche” all’interno dei servizi di “Fatturazione Elettronica”.

Tali attività possono essere altresì effettuate da soggetti incaricati che operano in nome e per conto del soggetto incaricante, nonché da soggetti delegati che operano in nome proprio, ma per conto del soggetto delegante.

 

2. TRASMISSIONE FATTURA ELETTRONICAflusso_trasmissione_fattura

Anche per la trasmissione della Fattura, è prevista una specifica procedura:

  • – Trasmissione della Fattura: La trasmissione della fattura elettronica consente l’invio via web della fattura nei tre formati previsti caricando il file dal computer dell’utente.La funzionalità consente il caricamento di file singoli o di un archivio zip di fatture. La dimensione massima del file caricato non deve superare i 5 Mb. In caso di file archivio, esso deve contenere al massimo 10 file fattura.La trasmissione è possibile purché i dati del fornitore presenti in fattura corrispondano ai dati del soggetto per conto del quale si sta operando.
  • – Scelta Destinatario Fattura
  • – Esito controlli Superato
  • – Esito controlli Scartato: In caso di scarto del file, è possibile consultare l’ELENCO DEI CONTROLLI EFFETTUATI SUL FILE FATTURAPA che possono dare origine ad uno scarto nonostante il file sia stato generato senza errori con l’applicazione dell’Agenzia Entrate.

E’ comunque sempre possibile monitorare lo stato della fattura utilizzando la funzionalità “Monitorare la fattura“.

 

3. CONSERVAZIONE FATTURA ELETTRONICAflusso_conservazione_adesione

In fine, di seguito i 3 punti relativi alla conservazione della Fattura Elettronica previsti dall’Agenzia delle Entrate:

  • – Conservare Fattura: Il servizio di conservazione della fattura elettronica è rivolto sia agli operatori economici che a coloro che ricevono fatture elettroniche (e ai relativi intermediari incaricati). La funzionalità prevede come prerequisito l’adesione ad una convenzione di servizio specifico.L’adesione alla convenzione avviene mediante esplicita accettazione delle condizioni in esso contenute dall’utente nell’area del servizio di conservazione, previa autenticazione, per conto proprio o del/dei soggetti incaricante/i. Il link di adesione viene reso visibile solo se l’utente non risulti già autorizzato alla conservazione. Viceversa, qualora l’utente abbia già aderito al servizio di conservazione, egli vedrà la sola funzionalità di revoca del servizio.
  • – Aderire al Servizio di Conservazione
  • – Revocare il Servizio di Conservazione: In caso di revoca, il soggetto giuridico viene profilato per non accedere più al servizio di conservazione ma solo al servizio di esibizione delle fatture per cui il servizio di conservazione era stato richiesto.

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Grazie per l’attenzione. Restiamo a disposizione per qualunque approfondimento.
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[FATTUR@ ELETTRONIC@ TRA PRIVATI: 3 punti per essere pronti]

1. INFO SULLA FATTURA ELETTRONICA

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fattura elettronica at

Dal 1° gennaio 2019 sarà obbligatoria la fattura elettronica anche per i privati B2B, e quindi per tutte le aziende, commercianti, artigiani e professionisti.

Diventa importante quindi essere preparati a questo grande cambiamento, che, come tutte le novità, può diventare un’ottima opportunità per i processi aziendali, ma non solo.

La fattura elettronica si differenzia dalla tradizionale fattura cartacea per il fatto che è emessa e ricevuta, firmata e conservata in forma digitalizzata, che transiterà tramite il sistema di interscambio (SdI) dell’Agenzia delle Entrate.

2. VANTAGGI DELLA FATTURA ELETTRONICA Fattura Elettronica classica

Il passaggio dai documenti analogici a quelli digitali consente di generare notevoli risparmi di tempo e di spazi, ottimizzando l’organizzazione e la conservazione dei documenti. Si tratta di risparmi dovuti a maggiore efficienza, a un minore impiego di manodopera, in generale, alla dematerializzazione dei processi di gestione dei documenti.

Inoltre con la fatturazione elettronica le aziende potranno accedere al loro cassetto fiscale per verificare le fatture di loro competenza, o utilizzare un portale pubblico predisposto dall’Agenzia delle Entrate in cui indicare i canali con cui si preferisce ricevere le fatture.

I vantaggi si concretizzano nella riduzione del numero di adempimenti e nella certezza della consegna della fattura emessa, facilitando anche i processi per gli incassi. Aumenta la facilità di elaborazione dei dati della fattura, e le modalità di ricezione delle fatture si riduce a una.

Con uno scambio istantaneo tra le aziende, l’eliminazione di errori formali delle procedure automatizzate, e quindi un miglioramento organizzativo interno, le aziende avranno più tempo e risorse da dedicare al proprio business.

3. CONSIGLI UTILIFattura Elettronica Consigli

Per evitare sanzioni e ritardi negli incassi, meglio essere preparati entro il nuovo anno.

Aggiornare le anagrafiche dei propri clienti con indirizzo PEC o, in caso di rapporti con la Pubblica Amministrazione, con il codice CIG/CUP.

Verificare e testare le migliori soluzioni software per la gestione dei processi legati alla creazione dei file xml delle fatture, e alla loro contabilizzazione, magari consultando il proprio consulente contabile su eventuali possibilità che facilitino lo scambio di dati per gli altri adempimenti fiscali e di bilancio.

Richiedere l’accreditamento presso il Sistema di Interscambio, procedere con la registrazione del proprio codice destinatario/PEC sul sito dell’Agenzia delle entrate, e formare le risorse interne sui nuovi processi che verranno utilizzati dall’azienda.

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[PRESCRIZIONE CARTELLE ESATTORIALI: 5 o 10 anni]

LA PRESCRIZIONE DELLE CARTELLE SEGUE QUELLA DEL TRIBUTO O DELLA SENTENZA

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Cartella Esattoriale

Con la sentenza n. 2224/2017 la Commissione tributaria regionale della Toscana  ha affermato che la prescrizione delle cartelle esattoriali tributarie senza sentenza definitiva è pari a 5 anni.

Il termine prescrizione è quinquennale anche se la cartella è ritenuta definitiva e non più impugnabile, dato che il termine di prescrizione segue quello dell’imposta richiamata nella cartella stessa.

La cartella esattoriale non opposta non è un titolo giudiziale, in quanto formata unilateralmente dall’ente che la emette, per cui non può applicarsi al credito ivi contenuto la prescrizione decennale conseguente ad una sentenza di condanna passata in giudicato.

PRINCIPI DELLA SENTENZA – PRESCRIZIONECartella Equitalia

Il Giudice Tributario nella sentenza citata ha accertato che il tributo sottostante la cartella è prescritto, ritenendo quindi fondata l’impugnazione delle cartelle oggetto del giudizio, ritenendola meritevole di accoglimento con conseguente condanna dell’Agenzia delle Entrate alle spese di giudizio.

“La prescrizione ordinaria è applicabile solo quando vi è stata una verifica giurisdizionale, un provvedimento del Giudice che definisce la lite”.

“Anche se la cartella è divenuta definitiva e non più impugnabile, il termine di prescrizione segue quello della imposta richiamata nella cartella stessa, mentre nel caso di sentenza definitiva il titolo in base al quale l’Agenzia delle Entrate fa valere la propria pretesa fiscale è la sentenza di condanna, che può comportare una statuizione simile e diversa da quella impugnata, con conseguente applicabilità della prescrizione decennale”.

Scarica la sentenza.

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[GIUSTA CAUSA per LICENZIAMENTO: al Giudice l'ultima parola]

IL GIUDICE PUO’ VALUTARE LA CONDOTTA PER DECIDERE LA GIUSTA CAUSA

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Giudice

Le fattispecie che costituiscono giusta causa di licenziamento in base a un CCNL hanno carattere esemplificativo e non sono necessariamente vincolanti, lasciando al giudice lo spazio per ampliarne o circoscriverne la portata sul piano disciplinare alla luce, tra l’altro, di quanto sia emerso dal concreto atteggiarsi della condotta inadempiente del lavoratore.

Questo il principio enunciato dalla Sezione Lavoro della Corte di Cassazione con la recentissima sentenza n. 6606/2018.

 

PRINCIPI DI GIUSTA CAUSAGiusta causa

La Cassazione sancisce che il Giudice può inferire la giusta causa  di licenziamento anche se manca un’apposita previsione del CCNL, in presenza di una grave condotta inadempiente del lavoratore ritenuta contraria alle norme della comune etica o alle regole del comune vivere civile.

La giusta causa di licenziamento costituisce una nozione legale che può essere assoggettata alla valutazione del Giudice nell’ambito dei suoi poteri.

Considerando quanto sopra, il Giudice può anche escludere la giusta causa di licenziamento, a seguito di una valutazione delle circostanze concrete che hanno caratterizzato la condotta inadempiente.

La Suprema Corte precisa che nel caso in cui il contratto collettivo preveda una sanzione meramente conservativa, pur essendo la condotta inadempiente del lavoratore suscettibile di integrare giusta causa di licenziamento, le disposizioni del contratto collettivo sono destinate a prevalere rispetto alle valutazioni più severe sulla ricorrenza della giusta causa che possano essere svolte dal giudice, in quanto le norme sul concetto di giusta causa e di proporzionalità della sanzione sono derogabili in meglio.

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[ILLEGITTIMO LICENZIAMENTO per messaggi nell'email aziendale]

LICENZIAMENTO PER GIUSTA CAUSA ILLEGITTIMO SE FONDATO SU EMAIL

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licenziamento

Solo la Posta Elettronica Certificata o la firma digitale possono essere considerate una prova ai fini del licenziamento, mentre il licenziamento per giusta causa fondato sui messaggi contenuti nella posta elettronica aziendale del dipendente, non può essere considerato legittimo, poiché non vi è certezza che tali messaggi siano riferibili all’autore apparente.

Questo quanto affermato dalla Corte di Cassazione, con la recentissima sentenza n. 5523/2018, in cui ha ribadito che l’efficacia prevista dall’articolo 2702 del codice civile per le scritture private, è attribuita dall’articolo 21 del d.lgs. n. 82/2005 solo al documento sottoscritto con firma elettronica avanzata, qualificata o digitale.

 

LA SENTENZAemail-marketing

La suprema Corte ha riconosciuto corretta la conclusione del giudice che aveva escluso che i messaggi email rinvenuti nella casella di posta elettronica del dipendente fossero riferibili al suo autore apparente, licenziato per giusta causa, in assenza di firma elettronica.

Secondo la Corte di Cassazione, in relazione all’art. 2702 del codice civile, i documenti prodotti in giudizio basati su email ordinarie e non certificate, non hanno natura di scrittura privata, e pertanto, l’illegittimità del licenziamento fondato su una email va ribadita.

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[DICHIARAZIONE INFEDELE - la condotta abusiva non rileva penalmente]

DICHIARAZIONE INFEDELE E ABUSO DI DIRITTO NON RILEVANTE PENALMENTE

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Law

Ai sensi dell’articolo 10 bis della Legge n. 212/2000, introdotto dal Decreto legislativo n. 128/2015, è da escludere che operazioni esistenti e volute, anche se prive di sostanza economica e tali da realizzare vantaggi fiscali indebiti, possano integrare condotte penalmente rilevanti.

Pertanto non è penalmente perseguibile un’operazione finalizzata esclusivamente a conseguire un indebito vantaggio fiscale relativa a operazioni economiche reali.

Queste sono le indicazioni seguite dalla Corte di Cassazione nella Sentenza 01 marzo 2018, n. 9378, con cui ha ritenuto fondato il ricorso presentato da un’imputata condannata penalmente dal giudice dell’esecuzione per dichiarazione infedele, disposta sulla base di condotte finalizzate esclusivamente a conseguire un indebito vantaggio fiscale.

 

LA SENTENZAAbuso diritto

La suprema Corte, riconoscendo il potere di valutazione dei fatti del giudice dell’esecuzione, ha disposto la necessità di una nuova e più compiuta valutazione, allo scopo di verificare se siano effettivamente state poste in essere operazioni con la volontà di non realizzarle, in tutto o in parte, o se riferite a soggetti fittiziamente interposti, o, invece, se le operazioni che hanno determinato la dichiarazione infedele siano meramente elusive, cioè, se sia stato solamente adottato uno schermo negoziale articolato allo scopo di conseguire un indebito vantaggio fiscale, in relazione, però, a operazioni economiche realmente verificatesi, che ne determinerebbe l’irrilevanza penale.

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[NUOVE IMPRESE A TASSO ZERO - come ottenere l'agevolazione]

 FINANZIAMENTO A TASSO ZERO NUOVE IMPRESE – guarda il video su youtube
under construction

Invitalia gestisce 4 incentivi dedicati ai soggetti che intendono creare nuove imprese: i progetti “nuove imprese a tasso zero”, “selfiemployment”, “smart e start” e “resto al sud”.

Nuove imprese a tasso zero” ha l’obiettivo di sostenere, in tutta Italia, la creazione di micro e piccole imprese composte in prevalenza da giovani tra i 18 e i 35 anni oppure da donne di tutte le età.

Prevede il finanziamento a tasso zero di progetti d’impresa con spese fino a 1,5 milioni di euro e può coprire fino al 75% delle spese totali ammissibili. Per il 25% residuo, si richiede il cofinanziamento da parte dell’impresa, con risorse proprie o mediante finanziamenti bancari.

Le imprese devono essere costituite in forma di società da non più di 12 mesi, rispetto alla data di presentazione della domanda. Anche le persone fisiche possono richiedere i finanziamenti, a condizione che costituiscano la società entro 45 giorni dall’eventuale ammissione alle agevolazioni.

La dotazione finanziaria è di circa 150 milioni di euro, le agevolazioni saranno concesse fino a esaurimento dei fondi.

“Nuove imprese a tasso zero” è una misura a sportello, le domande sono valutate in base all’ordine cronologico di arrivo e non ci sono graduatorie.

Sono finanziabili le iniziative per:

  • produzione di beni nei settori industria, artigianato e trasformazione dei prodotti agricoli
  • fornitura di servizi alle imprese e alle persone
  • commercio di beni e servizi
  • turismo

Guarda le attività e le spese ammissibili.

IL FINANZIAMENTOFinanziamenti

Per le imprese ammesse al finanziamento è previsto un rimborso agevolato che parte dal momento del completamento del piano di investimenti, da realizzare entro 24 mesi dalla firma del contratto. La durata massima del piano di rimborso è di 8 anni con pagamento di due rate semestrali posticipate.

Grazie alla convenzione tra ABI-MISE e Invitalia, le imprese beneficiarie possono realizzare i programmi di spesa ammessi alle agevolazioni sulla base di fatture di acquisto non quietanziate, consentendo tempi di realizzazione più rapidi, un impegno finanziario meno oneroso e un pagamento più veloce dei fornitori.

DOMANDA PER L’AGEVOLAZIONE

Business Plan

La domanda si presenta esclusivamente online, attraverso la piattaforma informatica di Invitalia.

Per richiedere le agevolazioni è necessario:

1. registrarsi  ai servizi online di Invitalia indicando un indirizzo di posta elettronica ordinario

2. una volta registrati accedere al sito riservato per compilare direttamente online la domanda, caricare il business plan e la documentazione da allegare

Per concludere la procedura di presentazione della domanda è necessario disporre di una firma digitale e di un indirizzo di posta elettronica certificata (PEC) del legale rappresentante delle società già costituita al momento della presentazione, ovvero dalla persona fisica in qualità di socio o soggetto referente della società costituenda.

Al termine della procedura di compilazione del piano di impresa e dell’invio telematico della domanda e dei relativi allegati, verrà assegnato un protocollo elettronico.

Fac-simile della domanda per società già costituita

Fac-simile della domanda per società da costituire

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[Bonus Strumenti Musicali - come ottenere il contributo]

BONUS STRUMENTI MUSICALI: IL CONTRIBUTO
Bonus strumenti musicali

Il Bonus è un contributo, sotto forma di sconto del prezzo di vendita praticato dal rivenditore o produttore, previsto per gli studenti che intendono acquistare uno strumento musicale.

Il contributo spetta per gli acquisti effettuati nel 2018 per un importo non superiore al 65 per cento del prezzo finale, per un massimo di 2.500 euro.

Il bonus è riservato agli studenti iscritti ai licei musicali, corsi preaccademici, corsi del precedente ordinamento e corsi di diploma di I e di II livello dei conservatori di musica, degli istituti superiori di studi musicali e delle istituzioni di formazione musicale e coreutica autorizzate a rilasciare titoli di alta formazione artistica, musicale e coreutica.

L’Agenzia ha indicato con un provvedimento l’elenco degli istituti riconosciuti ai fini dell’agevolazione. L’Agenzia ha inoltre stilato l’elenco degli strumenti musicali ammessi al beneficio.

COME OTTENERE LO SCONTOBonus musica

Per accedere al bonus è necessario essere in regola con il pagamento delle tasse e dei contributi dovuti per l’iscrizione all’anno 2018 – 2019.

Il contributo è concesso per l’acquisto di uno strumento musicale nuovo, coerente con il corso di studi cui è iscritto lo studente, o considerato “affine” o “complementare”.

Per accedere all’agevolazione occorre richiedere all’istituto un certificato di iscrizione che riporti alcuni dati principali (cognome, nome, codice fiscale, corso e anno di iscrizione, strumento musicale coerente con il corso di studi) da consegnare al rivenditore all’atto dell’acquisto.

RIVENDITORI: CREDITO D’IMPOSTAStrumenti musicali

Ai rivenditori o ai produttori degli strumenti musicali è riconosciuto un credito d’imposta di ammontare pari al contributo riconosciuto agli studenti sotto forma di sconto.

Per fruire del credito d’imposta, il rivenditore o produttore, prima di concludere la vendita dello strumento musicale, è tenuto a comunicare all’Agenzia delle entrate i seguenti dati: il proprio codice fiscale, quello dello studente e dell’istituto che ha rilasciato il certificato di iscrizione, lo strumento musicale, il prezzo totale, comprensivo dell’imposta sul valore aggiunto, e l’ammontare del contributo.

I soggetti interessati possono inviare le comunicazioni dal 20 aprile 2017 utilizzando il servizio telematico Entratel o Fisconline dell’Agenzia delle Entrate anche tramite intermediario. Per ogni comunicazione inviata, il sistema telematico rilascerà apposita ricevuta attestante la fruibilità o meno del credito di imposta in ragione della capienza nello stanziamento complessivo, della correttezza dei dati tenendo conto dell’eventuale contributo già utilizzato dallo studente nel 2016. A partire dal secondo giorno lavorativo successivo alla data di rilascio della ricevuta, il credito di imposta è utilizzabile in compensazione presentando il modello F24 esclusivamente tramite i servizi telematici Entratel o Fisconline e indicando il codice tributo 6865.

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