[Regolarizzazione Dichiarazione dei Redditi e Lettera di Invito Agenzia delle Entrate]

In arrivo il Video Tutorial Regolarizzazione Dichiarazione dei Redditi Guida_L'Agenzia_Regolarizzazione 2017

Per favorire una proficua collaborazione tra Fisco e contribuente e promuovere l’adempimento spontaneo degli obblighi tributari (la cosiddetta tax compliance), l’Agenzia delle Entrate ha avviato una serie di iniziative, tra cui quella dell’invio di Lettere di Invito a regolarizzare possibili errori presenti nelle dichiarazioni dei redditi. 

In questo modo, prima che l’Agenzia notifichi un avviso di accertamento, il destinatario della comunicazione potrà regolarizzare l’errore o l’omissione attraverso il ravvedimento operoso.

Se, invece, il contribuente ritiene corretti i dati che ha indicato nella sua dichiarazione dei redditi, basterà che lo comunichi, indicando eventuali elementi, fatti e circostanze non conosciuti dall’Agenzia.

Nel luglio di quest’anno, l’Agenzia ha predisposto una guida focalizzata sulla comunicazione destinata alle persone fisiche per invitarle a verificare se nella dichiarazione dei redditi presentata nel 2014, per i redditi del 2013, hanno indicato correttamente tutti i dati reddituali, e che potrete scaricare cliccando qui.

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REGOLARIZZAZIONE DICHIARAZIONE DEI REDDITI – dichiarazione “Integrativa” e “TardivaUnico PF

 

Analizziamo di seguito le possibilità presenti per regolarizzare le dichiarazioni dei redditi presentate o non presentate.

 

 

DICHIARAZIONE INTEGRATIVA: è la dichiarazione che integra o corregge una dichiarazione dei redditi già presentata nei termini previsti. 

Per la regolarizzazione di una dichiarazione presentata ma che non risulta corretta, occorrerà:

  • -Presentare la dichiarazione corretta entro 90 giorni dalla scadenza del termine;
  • -Versare la maggiore imposta, se dovuta, e gli interessi con decorrenza dalla scadenza del versamento;
  • -Versare le relative sanzioni: 
    • -250 (art. 8, c. 1), ridotta ad 1/9 = € 27,78 in caso di ravvedimento
    • -Sanzione per omesso versamento, se dovuto, ridotta secondo le misure dell’art. 13 D. Lgs. 472/1997, a seconda di quando interviene il ravvedimento.

Nel caso di presentazione della dichiarazione integrativa oltre 90 giorni dalla scadenza del termine, è prevista la Sanzione pari al 90% della maggiore imposta dovuta o della differenza del credito utilizzato, ridotta secondo le misure dell’art. 13 D. Lgs. 472/1997, a seconda di quando interviene il ravvedimento, 
Oppure
se non sono dovute imposte o non ricorre infedeltà della dichiarazione ma irregolarità della stessa, applicazione della sanzione prevista dall’art. 8 D. Lgs. 471/1997 (pari a € 250), ridotta secondo le misure dell’art. 13 D. Lgs. 472/1997, a seconda di quando interviene il ravvedimento.

Inoltre è prevista la Sanzione per omesso versamento, se dovuto, ridotta secondo le misure dell’art. 13 D. Lgs. 472/1997, a se-conda di quando interviene il ravvedimento.

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DICHIARAZIONE TARDIVA: è la dichiarazione presentata oltre la scadenza dei termini previsti per la presentazione dichiarazione dei redditi, e deve essere presentata entro 90 giorni da tale termine, altrimenti sarà considerata “omessa”. 

Per la regolarizzazione di una dichiarazione dei redditi non presentata nei termini, occorrerà:

  • Presentare la dichiarazione entro 90 giorni dalla scadenza del termine;
  • -Versare l’imposta, se dovuta, e gli interessi con decorrenza dalla scadenza del versamento;
  • -Versare le relative sanzioni:
    • -€ 250 (art. 1, c. 1), ridotta a 1/10 = € 25;
    • -Sanzione per omesso versamento, se dovuto, ridotta secondo le misure dell’art. 13 D. Lgs. 472/1997, a seconda di quando interviene il ravvedimento.

Il ravvedimento della dichiarazione omessa dopo 90 giorni non è possibile.

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Ringraziamo per l’attenzione, e restiamo a disposizione per il supporto nella regolarizzazione delle vostre dichiarazioni dei redditi.

G3

[Privacy: nuovo regolamento europeo dal 25.05.2018]

Guida del Garante all’applicazione del Regolamento Europeo europa bandiera

Il 25.05.2018 entrerà in vigore il nuovo regolamento europeo sulla privacy (in sigla Gdpr) che andrà a sostituire l’annuale normativa interna dei singoli Stati sulla protezione dei dati personali. Il nuovo regolamento europeo sostituirà il Codice della privacy italiano, contenuto nel D.Lgs. n. 196/2003. In particolare, la nuova normativa impone alle aziende di cominciare ad adeguare “policy” e organizzazione interna in preparazione della data del 25.05.2018, e a tal proposito il Garante per la Privacy ha predisposto una guida sulle principali tematiche da considerare.

 

matrice privacyFONDAMENTI DI LICEITA’ DEL TRATTAMENTO

I fondamenti di liceità del trattamento sono indicati all’art. 6 del regolamento e coincidono, in linea di massima, con quelli previsti attualmente dal Codice (consenso, adempimento obblighi contrattuali, interessi vitali della persona interessata o di terzi, obblighi di legge cui è soggetto il titolare, interesse pubblico o esercizio di pubblici poteri, interesse legittimo prevalente del titolare o di terzi cui i dati vengono comunicati).

CONSENSO: Per i dati “sensibili” (art. 9 regolamento) il consenso DEVE essere “esplicito”; lo stesso dicasi per il consenso a decisioni basate su trattamenti automatizzati (compresa la profilazione – art. 22).

NON deve essere necessariamente “documentato per iscritto”, né è richiesta la “forma scritta”, anche se questa è modalità idonea a configurare l’inequivocabilità del consenso e il suo essere “esplicito” (per i dati sensibili); inoltre, il titolare (art. 7.1) DEVE essere in grado di dimostrare che l’interessato ha prestato il consenso a uno specifico trattamento.
Il consenso dei minori è valido a partire dai 16 anni; prima di tale età occorre raccogliere il consenso dei genitori o di chi ne fa le veci.

Informativa

INFORMATIVA

I contenuti dell’informativa sono elencati in modo tassativo negli articoli 13, paragrafo 1, e 14, paragrafo 1, del regolamento e in parte sono più ampi rispetto al Codice. In particolare, il titolare DEVE SEMPRE specificare i dati di contatto del RPD-DPO, ove esistente, la base giuridica del trattamento, qual è il suo interesse legittimo se quest’ultimo costituisce la base giuridica del trattamento, nonché se trasferisce i dati personali in Paesi terzi e, in caso affermativo, attraverso quali strumenti.

Il regolamento prevede anche ulteriori informazioni in quanto “necessarie per garantire un trattamento corretto e trasparente”: in particolare, il titolare deve specificare il periodo di conservazione dei dati o i criteri seguiti per stabilire tale periodo di conservazione, e il diritto di presentare un reclamo all’autorità di controllo.

Il regolamento specifica molto più in dettaglio rispetto al Codice le caratteristiche dell’informativa, che deve avere forma concisa, trasparente, intelligibile per l’interessato e facilmente accessibile. Nel caso di dati personali non raccolti direttamente presso l’interessato (art. 14 del regolamento), l’informativa deve essere fornita entro un termine ragionevole che non può superare 1 mese dalla raccolta, oppure al momento della comunicazione (NON della registrazione) dei dati (a terzi o all’interessato).

 

Impronta loginDIRITTI DEGLI INTERESSATI ARTT. 11 e 12 Regolamento

Il termine per la risposta all’interessato è, per tutti i diritti (compreso il diritto di accesso), 1 mese, estendibili fino a 3 mesi in casi di particolare complessità; il titolare deve comunque dare un riscontro all’interessato entro 1 mese dalla richiesta, anche in caso di diniego.

 Il riscontro all’interessato di regola deve avvenire in forma scritta anche attraverso strumenti elettronici che ne favoriscano l’accessibilità; la risposta fornita non deve essere solo “intelligibile”, ma anche concisa, trasparente e facilmente accessibile, oltre a utilizzare un linguaggio semplice e chiaro.

 

TITOLARE, RESPONSABILE, INCARICATO DEL TRATTAMENTOprivacy mondo

Il regolamento definisce caratteristiche soggettive e responsabilità di titolare e responsabile del trattamento negli stessi termini di cui alla direttiva 95/46/CE (e, quindi, al Codice italiano). Pur non prevedendo espressamente la figura dell’ “incaricato” del trattamento (ex art. 30 Codice), il regolamento non ne esclude la presenza in quanto fa riferimento a “persone autorizzate al trattamento dei dati personali sotto l’autorità diretta del titolare o del responsabile”.

 

RISCHIO E MISURE DI ACCOUNTABILITY (RESPONSABILIZZAZIONE) DI TITOLARI E RESPONSABILIcyber security

Il regolamento pone con forza l’accento sulla  “responsabilizzazione” (accountability nell’accezione inglese) di titolari e responsabili – ossia, sull’adozione di comportamenti proattivi e tali da dimostrare la concreta adozione di misure finalizzate ad assicurare l’applicazione del regolamento (si vedano artt. 23-25, in particolare, e l’intero Capo IV del regolamento). Si tratta di una grande novità per la protezione dei dati in quanto viene affidato ai titolari il compito di decidere autonomamente le modalità, le garanzie e i limiti del trattamento dei dati personali – nel rispetto delle disposizioni normative e alla luce di alcuni criteri specifici indicati nel regolamento.

Il primo fra tali criteri è sintetizzato dall’espressione inglese “data protection by default and by design” (si veda art. 25), ossia dalla necessità di configurare il trattamento prevedendo fin dall’inizio le garanzie indispensabili “al fine di soddisfare i requisiti” del regolamento e tutelare i diritti degli interessati – tenendo conto del contesto complessivo ove il trattamento si colloca e dei rischi per i diritti e le libertà degli interessati.

Il secondo criterio individuato nel regolamento rispetto alla gestione degli obblighi dei titolari, è il rischio inerente al trattamento. Quest’ultimo è da intendersi come rischio di impatti negativi sulle libertà e i diritti degli interessati (si vedano considerando 75-77); tali impatti dovranno essere analizzati attraverso un apposito processo di valutazione(si vedano artt. 35-36) tenendo conto dei rischi noti o evidenziabili e delle misure tecniche e organizzative (anche di sicurezza) che il titolare ritiene di dover adottare per mitigare tali rischi.

Dunque, l’intervento delle autorità di controllo sarà principalmente “ex post“, ossia si collocherà successivamente alle determinazioni assunte autonomamente dal titolare; ciò spiega l’abolizione a partire dal 25 maggio 2018 di alcuni istituti previsti dalla direttiva del 1995 e dal Codice italiano, come la notifica preventiva dei trattamenti all’autorità di controllo e il cosiddetto prior checking (o verifica preliminare: si veda art. 17 Codice), sostituiti da obblighi di tenuta di un registro dei trattamenti da parte del titolare/responsabile e, appunto, di effettuazione di valutazioni di impatto in piena autonomia. 

 

SANZIONISanzioni

Le nuove sanzioni amministrative sono disciplinate dagli articoli 79 e 79b del Regolamento. Ai singoli stati rimane invece la competenza per le sanzioni di natura penale.

La sanzione dovrà essere effettiva, proporzionata e dissuasiva, e in generale la sanzione amministrativa ammonterà:

  • fino a 10 milioni di euro, o in caso di un’impresa, fino al 2% del fatturato totale annuo mondiale dell’esercizio precedente, se superiore, per violazioni delle disposizioni relative agli obblighi del Titolare o del Responsabile 
  • fino a 20 milioni di euro, o in caso di un’impresa, fino al 4% del fatturato totale annuo mondiale dell’esercizio precedente, se superiore, per violazioni in materia di principi base del trattamento, condizioni per il consenso, diritti degli interessati,  trasferimento di dati personali all’estero, mancata ottemperanza a un ordine o a una limitazione temporanea o definitiva del trattamento disposti dall’autorità di vigilanza.

 

Ringraziamo per l’attenzione, e restiamo a disposizione per qualunque ulteriore approfondimento.

G3

[Nuove regole Antiriciclaggio per l'utilizzo del denaro contante]

Antiriciclaggio – Ultime novità 2017 Denaro contante

Con il D. Lgs. n. 90/2017 sono state apportate le ultime modifiche alle regole sull'”Antiriciclaggio” e sull’utilizzo del denaro contante:

– limite di € 3.000 per i pagamenti e l’utilizzo di assegni bancari e postali “trasferibili”;
– possono essere emessi esclusivamente libretti di deposito nominativi;
– è vietato il trasferimento di libretti al portatore, che dovranno essere estinti entro il 31.12.2018.

Inoltre, i soggetti destinatari degli obblighi antiriciclaggio hanno l’obbligo di comunicare entro 30 giorni, le violazioni riscontrate in materia di Antiriciclaggio alle Ragionerie territoriali dello Stato.

AssegnoAggiornamenti introdotti a partire dal 04/07/2017

Il D. Lgs. 90/2017 dispone che:

È vietato il trasferimento di denaro contante e di titoli al portatore in euro o in valuta estera, effettuato a qualsiasi titolo tra soggetti diversi, siano esse persone fisiche o giuridiche, quando il valore oggetto di trasferimento, è complessivamente pari o superiore a 3.000 euro.
Il trasferimento superiore al predetto limite, quale che ne sia la causa o il titolo, è vietato anche quando è effettuato con più pagamenti, inferiori alla soglia, che appaiono artificiosamente frazionati e può essere eseguito esclusivamente per il tramite di banche, Poste italiane S.p.a., istituti di moneta elettronica e istituti di pagamento, questi ultimi quando prestano servizi di pagamento diversi da quelli di cui all’articolo 1, comma 1, lettera b), numero 6), del decreto legislativo 27 gennaio 2010, n. 11

Secondo le nuove previsioni, e dai chiarimenti rilasciati dal MEF, il limite all’utilizzo del contante di € 3.000,00 si applica anche alle operazioni c.d. “frazionate”, ossia ai pagamenti inferiori al limite che appaiono artificiosamente frazionati, indipendentemente dalla causa o dal titolo.

Il frazionamento in più importi inferiori al limite è ammesso nel caso in cui lo stesso sia previsto dalla prassi commerciale o da accordi contrattuali, o nel caso di una pluralità di imputazioni sostanzialmente autonome, che configurano operazioni distinte e differenziate.

Pertanto, i trasferimenti di importo pari o superiore a € 3.000,00 devono essere eseguiti tramite gli intermediari abilitati citati dal D. Lgs., come Banche o Poste.

Nuove SanzioniMoneta

Le nuove disposizioni normative introducono anche un nuovo regime sanzionatorio:

  • – Utilizzo contante e titoli al portatore:
    • – sanzioni da € 3.000 a € 50.000
    • – sanzioni da € 15.000 a € 150.000 per importi superiori a € 250.000
  • – Utilizzo Assegni/Libretti di deposito al portatore:
    • – sanzioni da € 3.000 a € 50.000 per:
      • – utilizzo di assegni bancari e postali di importo pari o superiore a € 1.000 ovvero assegni circolari, vaglia postali o cambiari senza indicazione del nome o della ragione sociale del beneficiario e/o senza clausola di non trasferibilità;
      • – utilizzo di assegni all’ordine del traente non girati direttamente per l’incasso a una banca o alle Poste.

Ringraziamo per l’attenzione, e restiamo a disposizione per qualunque ulteriore approfondimento.

G3

[Locazioni Brevi - regime fiscale]

Locazioni Brevi chiavi casa locazione

Per locazioni brevi si intendono i contratti di locazione di immobili ad uso abitativo di durata non superiore a 30 giorni, compresi quelli che prevedono servizi di fornitura di biancheria e pulizia dei locali, stipulati da persone fisiche private, fuori dall’esercizio dell’attività d’impresa.

I redditi derivanti dai contratti di locazione breve stipulati a decorrere dall’1.6.2017, in caso di opzione per la cedolare secca, sono assoggettati all’aliquota del 21%.

Con la Circolare 12.10.2017, n. 24/E, l’Agenzia delle Entrate ha voluto chiarire la disciplina fiscale operante in questa materia, e di seguito proponiamo i principali punti da considerare nel caso si intenda rendere disponibili a terzi i propri immobili abitativi per brevi periodi inferiori ai 30 giorni.

REGIME FISCALE LOCAZIONI BREVIsoldi con casa

Il reddito derivante dalla locazione breve può essere assoggettato:
– in via ordinaria, ad IRPEF (redditi diversi);
– in caso di opzione, a cedolare secca, nella misura del 21%.
La cedolare secca è applicabile anche ai corrispettivi lordi derivanti da:
– contratti di sublocazione;
– contratti a titolo oneroso conclusi dal comodatario.

L’opzione per l’applicazione della cedolare secca va effettuata nel mod. 730 / REDDITI dell’anno di maturazione dei canoni di locazione / incasso dei   corrispettivi, oppure in sede di (eventuale) registrazione del contratto.

CARATTERISTICHE DELLE LOCAZIONI BREVI camere in affitto

IMMOBILI
l’Agenzia delle Entrate precisa possono essere oggetto delle locazioni brevi esclusivamente i contratti tesi a soddisfare esigenze abitative transitorie anche per finalità turistiche, e l’immobile dovrà essere a destinazione residenziale con finalità abitative (categorie catastali da A/1 a A/11, esclusa A/10) e le eventuali relative pertinenze, ed ubicato in Italia..

È ammessa anche la locazione di singole stanze dell’abitazione.

DURATA DEL CONTRATTO
Relativamente alla durata massima del contratto (non superiore a 30 giorni) l’Agenzia delle Entrate precisa che:

  • il termine deve essere considerato in relazione ad ogni singola pattuizione contrattuale;
  • anche nel caso di più contratti stipulati nell’anno tra le stesse parti, occorre considerare ogni singolo contratto, fermo restando tuttavia che se la durata delle locazioni che intervengono nell’anno tra le medesime parti sia complessivamente superiore a 30 giorni devono essere posti in essere gli adempimenti connessi alla registrazione del contratto

SERVIZI ACCESSORI
E’ prevista la possibilità di offrire servizi di fornitura di biancheria e pulizia dei locali.
L’Agenzia delle Entrate precisa che detti servizi sono ammessi in quanto “strettamente funzionali alle esigenze abitative di breve periodo”.

Grazie per l’attenzione. Restiamo a disposizione per qualunque ulteriore chiarimento o delucidazione.

G3

[Esonero dal Canone Rai - Ecco il nuovo modello dal 2017]

Esonero Canone RAI 

Guardare tv

L’art. 1, c. 153 della L. 28.12.2015, n. 208 ha introdotto un’ulteriore presunzione di detenzione dell’apparecchio televisivo nel caso in cui esista un’utenza per la fornitura di energia elettrica nel luogo in cui il soggetto ha la propria residenza anagrafica.

Chi non detiene apparecchi televisivi, e non intende vedersi addebitato comunque il canone RAI, dovrà quindi adoperarsi per comunicare la propria situazione all’Agenzia delle Entrate, mediante l’apposito modello utilizzabile esclusivamente dai titolari di utenza per la fornitura di energia elettrica per uso domestico residenziale. A questo link è possibile scaricare il nuovo modello dell’Agenzia delle Entrate.

Modello Dichiarazione SostitutivaDETTAGLI

La dichiarazione di non detenzione (Quadro A), per avere effetto per l’intero anno, deve essere presentata a partire dal 1.07 dell’anno precedente ed entro il 31.01 dell’anno di riferimento. La dichiarazione presentata dal 1.02 ed entro il 30.06 dell’anno di riferimento ha effetto per il canone dovuto per il 2° semestre luglio-dicembre del medesimo anno.

  • PERIODICITA’: La dichiarazione sostitutiva di non detenzione di alcun apparecchio TV è presentata annualmente per ogni anno in cui permane la condizione.
  • PRESENTAZIONE: La dichiarazione sostitutiva è presentata:
    • direttamente dal contribuente o dall’erede mediante una specifica applicazione web disponibile sul sito Internet dell’Agenzia delle Entrate, utilizzando le credenziali Fisconline o Entratel rilasciate dall’Agenzia delle Entrate;
    • tramite gli intermediari abilitati (art. 3, c. 3 D.P.R. 22.07.1998, n. 322) appositamente delegati dal contribuente;
    • nei casi in cui non sia possibile la trasmissione telematica, mediante invio, unitamente ad una copia di un valido documento di riconoscimento, a mezzo del servizio postale in plico raccomandato senza busta al seguente indirizzo: Agenzia delle Entrate, Ufficio di Torino 1, S.A.T. – Sportello abbonamenti TV – Casella Postale 22 – 10121 Torino.

Grazie per l’attenzione, restiamo a disposizione per qualunque approfondimento, e attendiamo i Vostri commenti e suggerimenti.

G3

Agevolazioni fiscali per investimenti in pubblicità - News 2017/2018

AGEVOLAZIONI PUBBLICITA’Marketing

A partire dal 2018, imprese e lavoratori autonomi potranno beneficiare di un credito d’imposta in relazione alle campagne pubblicitarie effettuate su quotidiani, periodici, emittenti televisive e radiofoniche.

L’art. 57-bis del D.L. 50/2017 specifica l’introduzione di benefici fiscali connessi agli “investimenti pubblicitari incrementali su quotidiani e periodici nonché sulle emit-tenti televisive e radiofoniche locali, analogiche o digitali”, attraverso il riconoscimento di “un particolare beneficio agli inserzionisti di micro, piccola o media dimensione e alle start up innovative”.

L’agevolazione riguarda professionisti, lavoratori autonomi e imprese di qualsiasi natura giuridica, e prevede un credito d’imposta connesso alle spese in campagne pubblicitarie effettuate tramite: 

– stampa periodica/quotidiana;

– emittenti televisive;

– emittenti radiofoniche locali (analogiche o digitali).

Per avere diritto al credito d’imposta è necessaria la sussistenza di un “investimento incrementale”, pari almeno all’1% rispetto all’investimento effettuato il precedente anno sugli stesi mezzi di pubblicità.

 

Bonus FiscaleBONUS FISCALE

Il beneficio sarà attribuito nel 2018 con riferimento agli investimenti pubblicitari effettuati a partire dal 24/06/2017 (entrata in vigore della legge di conversione” del D.L. 50/2017, ossia dal 24.06.2017), sotto forma di “Credito d’imposta“.

Il credito d’imposta è concesso ad istanza di parte diretta al Dipartimento per l’informazione e l’editoria della Presidenza del Consiglio dei ministri, ed è pari al:

– 75% del valore incrementale degli investimenti effettuati;

– 90%, nel caso di microimprese, piccole e medie imprese e start up innovative.

Il credito d’imposta è utilizzabile in compensazione, e dovrà essere indicato nella dichiarazione dei redditi relativa al periodo d’imposta 2018, da presentare nel 2019.

Grazie per la lettura, restiamo a disposizione per qualunque ulteriore approfondimento o consulenza in materia.

G3

La nuova Cartella di Pagamento - conoscila per difenderti

In arrivo il video “Cartella Pagamento”Cartella Pagamento Frontespizio

La cartella di pagamento è l’atto che Agenzia delle entrate-Riscossione invia su incarico degli enti creditori per recuperare le somme che risultano dovute dai cittadini.

 Nella cartella è indicato l’importo totale da saldare e gli enti che ne hanno fatto richiesta, il dettaglio degli importi a debito, nonché l’aggio e le spese di notifica che spettano all’Agenzia delle entrate-Riscossione. L’aggio è la remunerazione che l’Agente della riscossione percepisce per la sua attività di riscossione. Il decreto legislativo n. 159/2015 ha stabilito che, a partire dai carichi affidati all’Agente della riscossione dal 1° gennaio 2016, l’aggio è sostituito dagli “oneri di riscossione”, che sono dovuti  per il funzionamento del servizio nazionale di riscossione,  con una significativa riduzione dei costi per il cittadino.

Infatti, in caso di pagamento effettuato entro 60 giorni dalla notifica della cartella, tali oneri sono pari al 3% delle somme riscosse, con un risparmio, quindi, dell’1,65% rispetto al passato.
In caso di pagamento effettuato dopo 60 giorni dalla data di notifica della cartella, gli “oneri di riscossione”, interamente a carico del debitore, sono pari al 6% dell’importo dovuto. Anche in questo caso c’è un risparmio significativo per il debitore, che ammonta a due punti percentuali (aggio 8% – oneri di riscossione 6%).

Se il pagamento viene effettuato oltre la scadenza indicata nel documento occorre innanzitutto aggiornare l’importo e ricalcolare la somma esatta da pagare. Di conseguenza va aggiornato anche il bollettino Rav allegato all’atto da pagare. All’importo originariamente dovuto si aggiungeranno anche gli interessi di mora (ed eventuali somme aggiuntive per crediti di natura previdenziale calcolati sul solo tributo) previsti dalla legge e versati interamente agli enti creditori. 
Tali interessi si applicano giornalmente sulle somme richieste, a partire dalla data della notifica e fino alla data del pagamento.

Cartella impugnazioneCosa fare in caso di Cartella di Pagamento?

  • PAGARE: Tramite RAV, tramite app dedicata, in posta o banca, sportelli automatici bancari, tabaccai convenzionati e autorizzati, sportelli Agenzia delle Entrate;
  • RATEIZZARE: Nell’ipotesi di temporanea situazione di obiettiva difficoltà economica, può presentare all’Agente della riscossione una domanda di rateizzazione del debito;
  • SOSPENDERE LA CARTELLA: Se si ritiene che le somme indicate nella cartella non siano dovute per i motivi indicati nell’art. 1, comma 538, della Legge n. 228/2012 (prescrizione o decadenza intervenute prima che il ruolo sia stato reso esecutivo, provvedimento di sgravio emesso dall’Ente creditore, sospensione amministrativa concessa dall’Ente creditore, sospensione giudiziale o sentenza che abbia annullato il credito, pagamento effettuato prima della formazione del ruolo), si può chiedere all’Agente della riscossione, entro 60 giorni dalla notifica, di far verificare all’Ente creditore la correttezza della richiesta di pagamento;
  • PRESENTARE RICORSO: Se la cartella di pagamento è stata preceduta da un atto che è stato regolarmente notificato (per esempio verbale di una multa o avviso di accertamento) e non è stato presentato ricorso nei termini previsti, è possibile impugnarla solo per vizi formali propri o di notifica.
    E’ possibile impugnare la cartella dinanzi all’Autorità giudiziaria competente a seconda del motivo dell’impugnazione e della natura dell’imposta/tassa/sanzione che si vuole contestare. Per gli atti impugnabili in Commissione tributaria di valore non superiore a 20 mila euro, il ricorso – sia nel caso in cui venga proposto nei confronti dell’Ente sia dell’Agente della riscossione – produce anche gli effetti di un reclamo (art. 17-bis del D.Lgs. n. 546/1992).

Restiamo a disposizione per qualunque approfondimento.

G3

Preventivo Obbligatorio per i professionisti - Nuova legge per la Conocorrenza

In arrivo il video Preventivo ObbligatorioPreventivo

Caro professionista, ma quanto mi costi?

La Legge 4 agosto 2017, n. 124 (“Legge annuale per il mercato e la concorrenza”), entrata in vigore il 29 agosto scorso, prevede l’introduzione del preventivo scritto obbligatorio per tutte le “professioni regolamentate“.

Quindi, un professionista come l’avvocato ad esempio, prima della firma dell’incarico dovrà rilasciare al cliente un adeguato preventivo che specifichi le varie voci di spesa e onorari a carico del cliente.

Infatti la nuova norma prevede che

“in ogni caso la misura del compenso è previamente resa nota al cliente obbligatoriamente, in forma scritta o digitale, con un preventivo di massima, deve essere adeguata all’importanza dell’opera e va pattuita indicando per le singole prestazioni tutte le voci di costo, comprensive di spese, oneri e contributi”

Vantaggi e benefici

ProfessionistaLa nuova disposizione avrà sicuramente un impatto tutelante per il cliente, che conoscerà chiaramente la spesa che dovrà sostenere per la prestazione richiesta, e potrà quindi confrontare i preventivi di più professionisti.

Ma novità positive sono introdotte anche per i professionisti, dato che viene stabilito, dal periodo di imposta in corso al 31 dicembre 2017, la totale deducibilità delle spese relative a prestazioni alberghiere e di somministrazione di alimenti e bevande sostenute dal lavoratore autonomo per l’esecuzione di un incarico e addebitate analiticamente al committente.

Altra importante previsione riguarda le spese relative all’esecuzione dell’incarico e sostenute direttamente dal committente, che non costituiscono compensi in natura per il professionista.

Inoltre, si prevede la totale deducibilità delle spese di formazione e accesso alla formazione permanente, comprese quelle di viaggio e soggiorno, entro il limite di 10mila euro l’anno, mentre per quelle per la certificazione delle competenze, orientamento, auto-imprenditorialità vale il limite di 5mila euro l’anno. Sono anche totalmente deducibili gli oneri sostenuti per la garanzia contro il mancato pagamento delle prestazioni di lavoro autonomo, attraverso assicurazioni o altre forme di solidarietà.

Ricordando che il preventivo può essere anche digitale, non vi resta che assicurarvi che il professionista a cui vi rivolgete si preoccupi di fornirvene uno, chiaro e dettagliato, prima di procedere con la firma dell’incarico.Preventivo digitale

Restiamo a disposizione per qualunque approfondimento.

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Collaborazioni Occasionali e nuovo Lavoro Occasionale Accessorio 2017

Novità Lavoro Occasionale.

Ricerca giornali occasionale

Nel corso del 2017 è stata modificata la disciplina del lavoro occasionale, con l’introduzione del “lavoro occasionale accessorio”, in base a quanto stabilito dall’articolo 54-bis del D.L. n. 50/2017 intitolato appunto “Disciplina del Libretto Famiglia. Contratto di prestazione occasionale” 

Vengono introdotte due nuove forme di lavoro accessorio, nei casi in cui le collaborazioni occasionali siano svolte sotto la direzione di un committente, mentre negli altri casi le regole sulle prestazioni occasionali non cambiano.

Ricerca lavoro occasionaleChiarimenti sul lavoro occasionale – fisco e previdenza

Prima di affrontare le novità riguardanti il lavoro occasionale accessorio, preferiamo chiarire gli aspetti principali sul fronte fiscale e previdenziale delle collaborazioni occasionali.

ASPETTI FISCALI:  Nei casi in cui una prestazione di collaborazione sia svolta da soggetti privi di Partita Iva, in mancanza di continuità e abitualità, e in mancanza di coordinamento della prestazione, tale prestazione verrà assoggettata a ritenuta di acconto del 20% indicata in apposita ricevuta su cui occorrerà applicare una marca da bollo di € 2,00 per importi di prestazioni superiori a € 77,47.

Tale reddito rientra nella categoria dei “redditi diversi” di cui all’articolo 67, del DPR n. 917/86, e dovranno essere indicati nel quadro D del modello 730 o nel quadro RL del modello Redditi Persone Fisiche.

ASPETTI PREVIDENZIALI: Quando il compenso per prestazioni occasionali eccede € 5.000 lordi annui, nasce l’obbligo dell’iscrizione alla gestione separata INPS, con il conseguente obbligo di conteggio e versamento dei contributi previdenziali sulla parte eccedente € 5.000.

Si precisa che la soglia di € 5.000 è riferita a tutti i rapporti intercorrenti dal collaboratore occasionale (quindi anche se raggiunta da più rapporti con più committenti).

Chiariti gli aspetti generali delle collaborazioni occasionali, di seguito tratteremo le due nuove forme di lavoro occasionale accessorio previste a partire dal 24/06/2017.

Postazione ufficio occasionalLAVORO OCCASIONALE ACCESSORIOTrapano occasionale

La nuova disciplina in vigore dal 2017 introduce importanti novità per sostituire la disciplina precedente relativa ai “Voucher Inps” ormai abrogata, ed in particolare sono stati introdotti:

  1. LIBRETTO DI FAMIGLIA: da utilizzarsi per le prestazioni occasionali rese ai privati;
  2. PrestO: contratto di prestazione occasionale da utilizzarsi per le prestazioni occasionali rese a imprese o professionisti, o PA.

LIBRETTO DI FAMIGLIA

E’ un libretto nominativo prepagato, per le famiglie, contenente titoli dal valore unitario di €. 10,00 da consegnare al prestatore d’opera occasionale per ogni ora di lavoro.

Le famiglie, potranno avvalersi di lavoro occasionale per le seguenti attività:

  • Piccoli lavori domestici, inclusi i lavori di giardinaggio, di pulizia o di manutenzione;
  • Assistenza domiciliare ai bambini e alle persone anziane, ammalate o con disabilità;
  • Insegnamento privato supplementare.

Il Libretto Famiglia, è acquistabile presso la piattaforma telematica dell’Inps o presso gli uffici postali, e contiene titoli di pagamento del valore nominale di €. 10,00 (valore di 1 ora di prestazione occasionale). In tale importo è già inclusa la quota di contribuzione previdenziale (Gestione Separata Inps) pari a €. 1,65, e l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali per una quota pari a €. 0,25.

La comunicazione all’Inps dei dati del collaboratore e della prestazione avviene attraverso la piattaforma informatica Inps o tranute i contact center Inps, entro il giorno 3 del mese successivo allo svolgimento della prestazione.

PRESTO

Per le imprese e i professionisti è prevista la possibilità di impiegare lavoro occasionale tramite il contratto di prestazione occasionale “PrestO”.

L’importo minimo per ogni ora di lavoro è pari ai €. 9,00, cui si aggiunge la contribuzione alla gestione separata Inps, nella misura del 33% del compenso, e il premio dell’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali, nella misura del 3,5% del compenso. L’1% degli importi versati è destinato al finanziamento degli oneri gestionali.

I compensi sono corrisposti al prestatore direttamente dall’Inps e sono esenti da imposizione fiscale, non incidono sul suo stato di disoccupato e sono computabili ai fini della determinazione del reddito necessario per il rilascio o il rinnovo del permesso di soggiorno.

Divieto: per le imprese e i professionisti, è vietato utilizzare lavoro occasionale secondo quanto di seguito specificato:

  •  Con soggetti che abbiano cessato da meno di 6 mesi un rapporto di lavoro subordinato o di collaborazione col medesimo utilizzatore;
  • Da parte degli utilizzatori che occupano più di 5 lavoratori subordinati a tempo indeterminato;
  • Da parte delle imprese del settore agricolo con i braccianti agricoli;
  • Da parte delle imprese dell’edilizia o esercenti l’attività di escavazione o lavorazione di materiale lapideo, delle imprese del settore delle miniere, cave e torbiere;
  • Nell’ambito dell’esecuzione di appalti di opere o servizi.

In caso di contratto “PrestO”, l’utilizzatore è tenuto a trasmettere all’Inps, almeno un’ora prima dell’inizio della prestazione, una dichiarazione contenente i dati del prestatore e i dati della prestazione.

LIMITI

Il Lavoro Occasionale è ammesso entro il limite annuale di:

  • €. 5.000, per ciascun prestatore, con riferimento alla totalità degli utilizzatori;
  • €. 5.000, per ciascun utilizzatore, con riferimento alla totalità dei prestatori;
  • €. 2.500, per le prestazioni complessivamente rese da ogni prestatore in favore del medesimo utilizzatore.

Grazie per la lettura. Restiamo a disposizione per qualunque approfondimento o consulenza in materia.

G3

Nuova Agenzia delle Entrate - Riscossione. Riscossione diretta.

Agenzia delle Entrate – RiscossioneAgenzia Riscossione

A decorrere dal 1°luglio 2017 l’Agenzia delle entrate-Riscossione è subentrata, a titolo universale, nei rapporti giuridici attivi e passivi, anche processuali, delle società del Gruppo Equitalia sciolte (a eccezione di Equitalia Giustizia).

L’Agenzia delle entrate-Riscossione è un Ente pubblico economico istituito ai sensi dell’articolo 1 del Decreto legge 22 ottobre 2016, n. 193, convertito con modificazioni dalla Legge 1 dicembre 2016 n. 225, e svolge le funzioni relative alla riscossione nazionale.

L’Ente è sottoposto all’indirizzo e alla vigilanza del Ministro dell’Economia e delle Finanze ed è strumentale dell’Agenzia delle entrate a cui è attribuita la titolarità della riscossione nazionale ai sensi dell’articolo 3, comma 1, del Decreto legge 30 settembre 2005 n. 203, convertito con modificazioni dalla Legge 2 dicembre 2005, n. 248.

Pignoramento dei conti correnti Salvadanaio

Ma adesso Equitalia/Agenzia delle Entrate possono pignorare direttamente i conti correnti di chi ha debiti tributari?

La risposta viene fornita direttamente da Equitalia, che spiega come le norme che regolano la procedura di pignoramento diretto siano in vigore dal 2005 – “le norme sulle procedure per i pignoramenti esistono da 12 anni”, facendo chiarezza su quanto apparso su alcuni organi di stampa.

In merito alle notizie apparse su diversi organi di stampa e di comunicazione, relativamente agli atti di pignoramento presso terzi che l’Agente della riscossione effettua per legge, Equitalia Spa precisa che l’azione di pignoramento presso terzi è disciplinata da una norma del 2005 (D.L. 203/2005 che ha introdotto l’art. 72 bis del DPR 602/1973) la quale prevede l’azione diretta da parte di Equitalia sui crediti del debitore detenuti da terzi (ivi comprese le eventuali somme sul conto corrente).

La norma, inoltre, prevede l’intervento dell’Autorità giudiziaria in via eventuale laddove il terzo pignorato o il contribuente stesso abbiano elementi validi per contestare l’azione dell’Agente della riscossione”.

Ansia“In particolare, – prosegue la nota di Equitalia – Equitalia procede alle azioni esecutive solo dopo che il contribuente non ha dato seguito agli atti che gli sono stati notificati (cartella di pagamento, solleciti di pagamento, avvisi di intimazione), né provvedendo al loro pagamento, neanche in forma rateale, né contestandone il contenuto”.

“L’interazione delle banche dati introdotta dal dl 193/2016 – spiega la nota – va nella direzione di poter migliorare l’attività di riscossione che non si muoverà più ‘a fari spenti’ relativamente alle azioni esecutive ma soprattutto di limitare al minimo, grazie ad informazioni più puntuali, l’impatto sul debitore e sulle sue attività professionali”.

Procedura per pignoramento conti bancariPaura sorpresa notifica

Il procedimento di «incasso» forzoso non è automatico.

Il contribuente prima di tutto riceverà avvisi e solleciti di pagamento.

Dopodiché avrà 60 giorni di tempo per mettersi in regola:

  1. Pagando tutto subito;
  2. Chiedendo di rateizzare l’importo;
  3. Oppure opponendo ricorso.

In mancanza di almeno uno di questi passaggi e trascorsi i 60 giorni, la nuova agenzia per la riscossione passerà al recupero coattivo che può consistere anche nel pignoramento del conto corrente.

Grazie per la lettura. Restiamo a disposizione per qualunque approfondimento o consulenza in materia.

G3