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[PRESCRIZIONE CARTELLE ESATTORIALI: 5 o 10 anni]

LA PRESCRIZIONE DELLE CARTELLE SEGUE QUELLA DEL TRIBUTO O DELLA SENTENZA

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Cartella Esattoriale

Con la sentenza n. 2224/2017 la Commissione tributaria regionale della Toscana  ha affermato che la prescrizione delle cartelle esattoriali tributarie senza sentenza definitiva è pari a 5 anni.

Il termine prescrizione è quinquennale anche se la cartella è ritenuta definitiva e non più impugnabile, dato che il termine di prescrizione segue quello dell’imposta richiamata nella cartella stessa.

La cartella esattoriale non opposta non è un titolo giudiziale, in quanto formata unilateralmente dall’ente che la emette, per cui non può applicarsi al credito ivi contenuto la prescrizione decennale conseguente ad una sentenza di condanna passata in giudicato.

PRINCIPI DELLA SENTENZA – PRESCRIZIONECartella Equitalia

Il Giudice Tributario nella sentenza citata ha accertato che il tributo sottostante la cartella è prescritto, ritenendo quindi fondata l’impugnazione delle cartelle oggetto del giudizio, ritenendola meritevole di accoglimento con conseguente condanna dell’Agenzia delle Entrate alle spese di giudizio.

“La prescrizione ordinaria è applicabile solo quando vi è stata una verifica giurisdizionale, un provvedimento del Giudice che definisce la lite”.

“Anche se la cartella è divenuta definitiva e non più impugnabile, il termine di prescrizione segue quello della imposta richiamata nella cartella stessa, mentre nel caso di sentenza definitiva il titolo in base al quale l’Agenzia delle Entrate fa valere la propria pretesa fiscale è la sentenza di condanna, che può comportare una statuizione simile e diversa da quella impugnata, con conseguente applicabilità della prescrizione decennale”.

Scarica la sentenza.

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[GIUSTA CAUSA per LICENZIAMENTO: al Giudice l'ultima parola]

IL GIUDICE PUO’ VALUTARE LA CONDOTTA PER DECIDERE LA GIUSTA CAUSA

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Giudice

Le fattispecie che costituiscono giusta causa di licenziamento in base a un CCNL hanno carattere esemplificativo e non sono necessariamente vincolanti, lasciando al giudice lo spazio per ampliarne o circoscriverne la portata sul piano disciplinare alla luce, tra l’altro, di quanto sia emerso dal concreto atteggiarsi della condotta inadempiente del lavoratore.

Questo il principio enunciato dalla Sezione Lavoro della Corte di Cassazione con la recentissima sentenza n. 6606/2018.

 

PRINCIPI DI GIUSTA CAUSAGiusta causa

La Cassazione sancisce che il Giudice può inferire la giusta causa  di licenziamento anche se manca un’apposita previsione del CCNL, in presenza di una grave condotta inadempiente del lavoratore ritenuta contraria alle norme della comune etica o alle regole del comune vivere civile.

La giusta causa di licenziamento costituisce una nozione legale che può essere assoggettata alla valutazione del Giudice nell’ambito dei suoi poteri.

Considerando quanto sopra, il Giudice può anche escludere la giusta causa di licenziamento, a seguito di una valutazione delle circostanze concrete che hanno caratterizzato la condotta inadempiente.

La Suprema Corte precisa che nel caso in cui il contratto collettivo preveda una sanzione meramente conservativa, pur essendo la condotta inadempiente del lavoratore suscettibile di integrare giusta causa di licenziamento, le disposizioni del contratto collettivo sono destinate a prevalere rispetto alle valutazioni più severe sulla ricorrenza della giusta causa che possano essere svolte dal giudice, in quanto le norme sul concetto di giusta causa e di proporzionalità della sanzione sono derogabili in meglio.

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[ILLEGITTIMO LICENZIAMENTO per messaggi nell'email aziendale]

LICENZIAMENTO PER GIUSTA CAUSA ILLEGITTIMO SE FONDATO SU EMAIL

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licenziamento

Solo la Posta Elettronica Certificata o la firma digitale possono essere considerate una prova ai fini del licenziamento, mentre il licenziamento per giusta causa fondato sui messaggi contenuti nella posta elettronica aziendale del dipendente, non può essere considerato legittimo, poiché non vi è certezza che tali messaggi siano riferibili all’autore apparente.

Questo quanto affermato dalla Corte di Cassazione, con la recentissima sentenza n. 5523/2018, in cui ha ribadito che l’efficacia prevista dall’articolo 2702 del codice civile per le scritture private, è attribuita dall’articolo 21 del d.lgs. n. 82/2005 solo al documento sottoscritto con firma elettronica avanzata, qualificata o digitale.

 

LA SENTENZAemail-marketing

La suprema Corte ha riconosciuto corretta la conclusione del giudice che aveva escluso che i messaggi email rinvenuti nella casella di posta elettronica del dipendente fossero riferibili al suo autore apparente, licenziato per giusta causa, in assenza di firma elettronica.

Secondo la Corte di Cassazione, in relazione all’art. 2702 del codice civile, i documenti prodotti in giudizio basati su email ordinarie e non certificate, non hanno natura di scrittura privata, e pertanto, l’illegittimità del licenziamento fondato su una email va ribadita.

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[DICHIARAZIONE INFEDELE - la condotta abusiva non rileva penalmente]

DICHIARAZIONE INFEDELE E ABUSO DI DIRITTO NON RILEVANTE PENALMENTE

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Law

Ai sensi dell’articolo 10 bis della Legge n. 212/2000, introdotto dal Decreto legislativo n. 128/2015, è da escludere che operazioni esistenti e volute, anche se prive di sostanza economica e tali da realizzare vantaggi fiscali indebiti, possano integrare condotte penalmente rilevanti.

Pertanto non è penalmente perseguibile un’operazione finalizzata esclusivamente a conseguire un indebito vantaggio fiscale relativa a operazioni economiche reali.

Queste sono le indicazioni seguite dalla Corte di Cassazione nella Sentenza 01 marzo 2018, n. 9378, con cui ha ritenuto fondato il ricorso presentato da un’imputata condannata penalmente dal giudice dell’esecuzione per dichiarazione infedele, disposta sulla base di condotte finalizzate esclusivamente a conseguire un indebito vantaggio fiscale.

 

LA SENTENZAAbuso diritto

La suprema Corte, riconoscendo il potere di valutazione dei fatti del giudice dell’esecuzione, ha disposto la necessità di una nuova e più compiuta valutazione, allo scopo di verificare se siano effettivamente state poste in essere operazioni con la volontà di non realizzarle, in tutto o in parte, o se riferite a soggetti fittiziamente interposti, o, invece, se le operazioni che hanno determinato la dichiarazione infedele siano meramente elusive, cioè, se sia stato solamente adottato uno schermo negoziale articolato allo scopo di conseguire un indebito vantaggio fiscale, in relazione, però, a operazioni economiche realmente verificatesi, che ne determinerebbe l’irrilevanza penale.

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G3

[NUOVE IMPRESE A TASSO ZERO - come ottenere l'agevolazione]

 FINANZIAMENTO A TASSO ZERO NUOVE IMPRESE – guarda il video su youtube
under construction

Invitalia gestisce 4 incentivi dedicati ai soggetti che intendono creare nuove imprese: i progetti “nuove imprese a tasso zero”, “selfiemployment”, “smart e start” e “resto al sud”.

Nuove imprese a tasso zero” ha l’obiettivo di sostenere, in tutta Italia, la creazione di micro e piccole imprese composte in prevalenza da giovani tra i 18 e i 35 anni oppure da donne di tutte le età.

Prevede il finanziamento a tasso zero di progetti d’impresa con spese fino a 1,5 milioni di euro e può coprire fino al 75% delle spese totali ammissibili. Per il 25% residuo, si richiede il cofinanziamento da parte dell’impresa, con risorse proprie o mediante finanziamenti bancari.

Le imprese devono essere costituite in forma di società da non più di 12 mesi, rispetto alla data di presentazione della domanda. Anche le persone fisiche possono richiedere i finanziamenti, a condizione che costituiscano la società entro 45 giorni dall’eventuale ammissione alle agevolazioni.

La dotazione finanziaria è di circa 150 milioni di euro, le agevolazioni saranno concesse fino a esaurimento dei fondi.

“Nuove imprese a tasso zero” è una misura a sportello, le domande sono valutate in base all’ordine cronologico di arrivo e non ci sono graduatorie.

Sono finanziabili le iniziative per:

  • produzione di beni nei settori industria, artigianato e trasformazione dei prodotti agricoli
  • fornitura di servizi alle imprese e alle persone
  • commercio di beni e servizi
  • turismo

Guarda le attività e le spese ammissibili.

IL FINANZIAMENTOFinanziamenti

Per le imprese ammesse al finanziamento è previsto un rimborso agevolato che parte dal momento del completamento del piano di investimenti, da realizzare entro 24 mesi dalla firma del contratto. La durata massima del piano di rimborso è di 8 anni con pagamento di due rate semestrali posticipate.

Grazie alla convenzione tra ABI-MISE e Invitalia, le imprese beneficiarie possono realizzare i programmi di spesa ammessi alle agevolazioni sulla base di fatture di acquisto non quietanziate, consentendo tempi di realizzazione più rapidi, un impegno finanziario meno oneroso e un pagamento più veloce dei fornitori.

DOMANDA PER L’AGEVOLAZIONE

Business Plan

La domanda si presenta esclusivamente online, attraverso la piattaforma informatica di Invitalia.

Per richiedere le agevolazioni è necessario:

1. registrarsi  ai servizi online di Invitalia indicando un indirizzo di posta elettronica ordinario

2. una volta registrati accedere al sito riservato per compilare direttamente online la domanda, caricare il business plan e la documentazione da allegare

Per concludere la procedura di presentazione della domanda è necessario disporre di una firma digitale e di un indirizzo di posta elettronica certificata (PEC) del legale rappresentante delle società già costituita al momento della presentazione, ovvero dalla persona fisica in qualità di socio o soggetto referente della società costituenda.

Al termine della procedura di compilazione del piano di impresa e dell’invio telematico della domanda e dei relativi allegati, verrà assegnato un protocollo elettronico.

Fac-simile della domanda per società già costituita

Fac-simile della domanda per società da costituire

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G3

[Bonus Strumenti Musicali - come ottenere il contributo]

BONUS STRUMENTI MUSICALI: IL CONTRIBUTO
Bonus strumenti musicali

Il Bonus è un contributo, sotto forma di sconto del prezzo di vendita praticato dal rivenditore o produttore, previsto per gli studenti che intendono acquistare uno strumento musicale.

Il contributo spetta per gli acquisti effettuati nel 2018 per un importo non superiore al 65 per cento del prezzo finale, per un massimo di 2.500 euro.

Il bonus è riservato agli studenti iscritti ai licei musicali, corsi preaccademici, corsi del precedente ordinamento e corsi di diploma di I e di II livello dei conservatori di musica, degli istituti superiori di studi musicali e delle istituzioni di formazione musicale e coreutica autorizzate a rilasciare titoli di alta formazione artistica, musicale e coreutica.

L’Agenzia ha indicato con un provvedimento l’elenco degli istituti riconosciuti ai fini dell’agevolazione. L’Agenzia ha inoltre stilato l’elenco degli strumenti musicali ammessi al beneficio.

COME OTTENERE LO SCONTOBonus musica

Per accedere al bonus è necessario essere in regola con il pagamento delle tasse e dei contributi dovuti per l’iscrizione all’anno 2018 – 2019.

Il contributo è concesso per l’acquisto di uno strumento musicale nuovo, coerente con il corso di studi cui è iscritto lo studente, o considerato “affine” o “complementare”.

Per accedere all’agevolazione occorre richiedere all’istituto un certificato di iscrizione che riporti alcuni dati principali (cognome, nome, codice fiscale, corso e anno di iscrizione, strumento musicale coerente con il corso di studi) da consegnare al rivenditore all’atto dell’acquisto.

RIVENDITORI: CREDITO D’IMPOSTAStrumenti musicali

Ai rivenditori o ai produttori degli strumenti musicali è riconosciuto un credito d’imposta di ammontare pari al contributo riconosciuto agli studenti sotto forma di sconto.

Per fruire del credito d’imposta, il rivenditore o produttore, prima di concludere la vendita dello strumento musicale, è tenuto a comunicare all’Agenzia delle entrate i seguenti dati: il proprio codice fiscale, quello dello studente e dell’istituto che ha rilasciato il certificato di iscrizione, lo strumento musicale, il prezzo totale, comprensivo dell’imposta sul valore aggiunto, e l’ammontare del contributo.

I soggetti interessati possono inviare le comunicazioni dal 20 aprile 2017 utilizzando il servizio telematico Entratel o Fisconline dell’Agenzia delle Entrate anche tramite intermediario. Per ogni comunicazione inviata, il sistema telematico rilascerà apposita ricevuta attestante la fruibilità o meno del credito di imposta in ragione della capienza nello stanziamento complessivo, della correttezza dei dati tenendo conto dell’eventuale contributo già utilizzato dallo studente nel 2016. A partire dal secondo giorno lavorativo successivo alla data di rilascio della ricevuta, il credito di imposta è utilizzabile in compensazione presentando il modello F24 esclusivamente tramite i servizi telematici Entratel o Fisconline e indicando il codice tributo 6865.

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G3

[Diritto all'Oblio Privacy: il Garante ordina a Google la "deindicizzazione"]

DIRITTO ALL’OBLIO NELLA NORMATIVA PRIVACY 
Oblio

A livello comunitario il diritto all’oblio è stato regolamentato dal nuovo regolamento europeo sulla privacy, che da maggio prossimo dovrà essere seguito anche nel nostro paese.

In termini generali, sussiste il diritto a non restare esposti, per un tempo ingiustificato, alle conseguenze dannose che possono derivare al proprio onore o alla propria reputazione da fatti commessi in passato o da vicende nelle quali si è rimasti in qualche modo coinvolti e che sono divenuti oggetto di cronaca.

Pertanto  ogni accadimento può tornare ad essere “privato” quando perde di qualsiasi utilità per l’interesse pubblico.

DIRITTO ALL’OBLIO IN ITALIAPrivacy Oblio

Recentemente, il Garante per la Privacy italiano, si è dovuto pronunciare su un ricorso presentato da un cittadino italiano nei confronti di Google, con il quale il ricorrente, ribadendo le istanze già avanzate ai sensi degli artt. 7 e 8 del d.lgs. 30 giugno 2003, n. 196, Codice in materia di protezione dei dati personali, ha chiesto:

1) la rimozione, dalla lista dei risultati europei ed extra europei del motore di ricerca gestito dalla resistente ottenuti digitando il proprio nome e cognome, di n. 26 Url specificamente indicati nell’interpello preventivo e nell’atto introduttivo;

2) la liquidazione in proprio favore delle spese del procedimento;

considerando che, secondo il ricorrente, alcuni Url presenti su Google

“rimandano a messaggi o brevi articoli anonimi gravemente offensivi della propria dignità e reputazione pubblicati su forum o siti amatoriali, contenenti anche informazioni afferenti al suo presunto stato di salute e a supposti reati gravi connessi alla sua attività di professore universitario, in realtà mai commessi e per i quali non è stato mai indagato;

– tali notizie, proprio perché false, non recano alcuna prova dei fatti riportati e sono in alcuni casi corredate da fotografie che lo ritraggono, riprodotte in assenza del suo consenso”

Il Garante ha ritenuto che la “perdurante reperibilità” sul web di contenuti non corretti e inesatti avesse un impatto “sproporzionatamente negativo” sulla sfera privata del ricorrente, e ha quindi ordinato la deindicizzazione degli url relativi al ricorrente (doc. web n. 7465315 del Garante).

Si registra quindi un orientamento sempre più marcato verso le Linee guida dei Garanti europei che individuano, in particolare per il trattamento dei dati sulla salute, i criteri da tenere in considerazione per un corretto bilanciamento tra diritto all’oblio e diritto/dovere all’informazione a causa del suo maggiore impatto sulla vita privata, rispetto ai dati personali “comuni”.

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Grazie per l’attenzione. Restiamo a disposizione per qualunque approfondimento o per l’assistenza in materia di privacy per la Vostra impresa.
G3

[Regime Forfettario: requisiti, tassazione, limiti fatturato e coefficienti di reddito]

REGIME FORFETTARIO: SIGNIFICATO E CARATTERISTICHE
Agenzia delle Entrate

In sintesi, il regime forfettario prevede rilevanti semplificazioni ai fini IVA e ai fini contabili, e consente, altresì, la determinazione forfettaria del reddito da assoggettare a un’unica imposta in sostituzione di quelle ordinariamente previste, nonché di accedere ad un regime contributivo opzionale per le imprese.

Il regime forfetario rappresenta il regime naturale delle persone fisiche che esercitano un’attività di impresa, arte o professione in forma individuale, purché siano in possesso dei requisiti stabiliti dalla legge e, contestualmente, non incorrano in una delle cause di esclusione. Al regime possono inoltre accedere i soggetti già in attività.

Non è prevista una scadenza legata ad un numero di anni di attività o al raggiungimento di una particolare età anagrafica. La sua applicazione, pertanto, è subordinata solo al verificarsi delle condizioni e al possesso dei requisiti prescritti dalla legge.

SOGGETTI E REQUISITIregime forfettario

Possono accedere al regime forfettario i soggetti già in attività e/o i soggetti che iniziano un’attività di impresa, arte o professione, purché nell’anno precedente:

1) abbiano conseguito ricavi o percepito compensi non superiori a determinati limiti (ragguagliati all’anno nel caso di attività iniziata in corso di anno), diversificati in base al codice ATECO, che contraddistingue l’attività esercitata;

2) abbiano sostenuto spese complessivamente non superiori a 5.000 euro lordi per lavoro accessorio, lavoro dipendente e per compensi erogati ai collaboratori, anche assunti per l’esecuzione di specifici progetti;

3)  il costo complessivo dei beni strumentali, al lordo degli ammortamenti, non superi, alla data di chiusura dell’esercizio, i 20.000 euro.

CAUSE DI ESCLUSIONE

Non possono accedere al regime forfettario:

a) i soggetti che si avvalgono di regimi speciali ai fini IVA o di regimi forfetari di determinazione del reddito;

b) i soggetti non residenti, ad eccezione di coloro che risiedono in uno degli Stati membri dell’Unione europea, o in uno Stato aderente all’Accordo sullo Spazio economico europeo, che assicuri un adeguato scambio di informazioni, e producono in Italia almeno il 75% del reddito complessivamente prodotto;

c) i soggetti che effettuano, in via esclusiva o prevalente, operazioni di cessione di fabbricati e relative porzioni o di terreni edificabili ovvero cessioni intracomunitarie di mezzi di trasporto nuovi;

d) i soggetti che partecipano a società di persone, ad associazioni professionali, di cui all’articolo 5 del TUIR, o a società a responsabilità limitata aventi ristretta base proprietaria che hanno optato per la trasparenza fiscale;

e) i soggetti che nell’anno precedente hanno percepito redditi di lavoro dipendente e/o assimilati di importo superiore a 30.000 euro, tranne nel caso in cui il rapporto di lavoro dipendente nell’anno precedente sia cessato (sempre che in quello stesso anno non sia stato percepito un reddito di pensione o un reddito di lavoro dipendente derivante da un altro rapporto di lavoro).

Il regime forfetario cessa di avere efficacia a partire dall’anno successivo a quello in cui viene meno anche solo uno dei requisiti di accesso previsti dalla legge ovvero si verifica una delle cause di esclusione.

TASSAZIONEtasse regime forfettario

I soggetti che aderiscono al regime determinano il reddito imponibile applicando all’ammontare dei ricavi o dei compensi percepiti il coefficiente di redditività diversificato a seconda del codice ATECO che contraddistingue l’attività esercitata. Una volta determinato il reddito imponibile, il contribuente forfetario applica un’unica imposta, nella misura del 15%, sostitutiva delle imposte sui redditi, delle addizionali regionali e comunali e dell’IRAP.

Start upINIZIO DI NUOVA ATTIVITA’:  a decorrere dal 2016, il reddito determinato con i criteri sopra illustrati, per le nuove attività, è assoggettato ad un’imposta sostitutiva del 5%, per i primi 5 anni di attività.

Per poter beneficiare degli ulteriori vantaggi è necessario che:

– il contribuente non abbia esercitato, nei tre anni precedenti l’inizio dell’attività, attività artistica, professionale ovvero d’impresa, anche in forma associata o familiare

– l’attività da esercitare non costituisca, in nessun modo, mera prosecuzione di altra attività precedentemente svolta sotto forma di lavoro dipendente o autonomo, escluso il caso in cui l’attività precedentemente svolta consista nel periodo di pratica obbligatoria ai fini dell’esercizio di arti o professioni

– qualora venga proseguita un’attività svolta in precedenza da altro soggetto, l’ammontare dei relativi ricavi e compensi, realizzati nel periodo d’imposta precedente quello di riconoscimento del beneficio, non sia superiore ai limiti che, a seconda dell’attività, consentono l’accesso al regime.

LIMITI FATTURATO E COEFFICIENTI DI REDDITO

Di seguito i limiti di fatturato/ricavi e coefficienti di redditività stabiliti dalla Legge di Stabilità per il 2018:

  • Industrie alimentari e delle bevande (codice Ateco 10 – 11):  limite ricavi/fatturato 45.000 euro con coefficiente di redditività al 40%;

  • Commercio all’ingrosso e al dettaglio (codice Ateco 45 – da 46.2 a 46.9 – da 47.1 a 47.7 – 47.9): limite ricavi/fatturato è 50.000 con coefficiente di redditività al 40%;

  • Commercio ambulante di prodotti alimentari e bevande (codice Ateco 47.81):limite fatturato/ricavi 40.000 e coefficiente di redditività al 40%;

  • Commercio ambulante di altri prodotti (codice Ateco 47.82 – 47.8): limite fatturato/ricavi 30.000 e coefficiente di redditività al 54%;

  • Costruzioni e attività immobiliari (codice Ateco 41 – 42 – 43) – (68): limite fatturato/ricavi 25.000 e coefficiente di redditività all’ 86%;

  • Intermediari del commercio (codice Ateco 46.1): limite fatturato/ricavi 25.000 e coefficiente di redditività al 62%;

  • Attività dei servizi di alloggio e di ristorazione (codice Ateco 55 – 56): limite fatturato/ricavi 50.000 e coefficiente di redditività al 40%;

  • Attività professionali, scientifiche, tecniche, sanitarie, di istruzione, servizi finanziari ed assicurativi (codice Ateco 64 – 65 – 66 – 69 – 70 – 71 – 72 -73 – 74 – 75 – 85 – 86 – 87 – 88): limite fatturato/ricavi 30.000 euro e coefficente di redditività al 78%;

  • Altre attività economiche (codice Ateco da 01 a 03 a 05 a 09, da 12 a 33, da 35 a 39, 49 – 50 – 51 – 52 – 53 – 58 – 59 – 60 – 61 – 62 – 63 – 77 – 78 – 79 – 80 – 81 – 82 -84 – 90 – 91 – 92 – 93 – 94 – 95 – 96 – 97 – 98 – 99): limite fatturato/ricavi 30.000 euro e coefficiente di redditività al 67%.

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[Credito d’imposta del 30% per le imprese culturali e creative]

CREDITO D’IMPOSTA: IMPRESE CULTURALI E CREATIVE
Imprese creative

La Legge di Bilancio 2018, art. 1, cc da 57 a 60, prevede il credito di imposta pari al 30% delle spese sostenute dalle Imprese Culturali e Creative per attività di sviluppo, produzione e promozione di prodotti e servizi culturali e creativi.

1. LIMITI: il limite di spesa è fissato in € 500.000 per l’anno 2018 e in € 1.000.000 per ciascuno degli anni 2019 e 2020, fino ad esaurimento delle risorse disponibili.

2. IMPRESE CULTURALI E CREATIVE: Sono imprese culturali e creative le imprese o i soggetti che svolgono attività stabile e continuativa, con sede in Italia o in uno degli Stati membri dell’Unione Europea o in uno degli Stati aderenti all’Accordo sullo Spazio economico europeo, purché siano soggetti passivi di imposta in Italia, che hanno quale oggetto sociale, in via esclusiva o prevalente, l’ideazione, la creazione, la produzione, lo sviluppo, la diffusione, la conservazione, la ricerca e la valorizzazione o la gestione di prodotti culturali, intesi quali beni, servizi e opere dell’ingegno inerenti alla letteratura, alla musica, alle arti figurative, alle arti applicate, allo spettacolo dal vivo, alla cinematografia e all’audiovisivo, agli archivi, alle biblioteche e ai musei nonché al patrimonio culturale e ai processi di innovazione ad esso collegati.

DETTAGLI UTILIImprese culturali

1) Con decreto del Ministro dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, entro 90 giorni dal 1.01.2018, è disciplinata, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica e nell’ambito delle risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente, la procedura per il riconoscimento della qualifica di impresa culturale e creativa e per la definizione di prodotti e servizi culturali e creativi e sono previste adeguate forme di pubblicità;

2) Le imprese possono accedere al credito d’imposta nel rispetto dei limiti di cui al regolamento (UE) n. 1407/2013 della Commissione, relativo agli aiuti «de minimis»;

3)  Il credito d’imposta:
a) non concorre alla formazione del reddito ai fini delle imposte sui redditi e del valore della produzione ai fini Irap;
b) non rileva ai fini del rapporto di cui agli artt. 61 e 109, c. 5 Tuir;
c) è utilizzabile esclusivamente in compensazione.

 

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[Sfratto per morosità: significato e procedura]

SFRATTO PER MOROSITA’: QUANDO
Sfratto causa

Quando un immobile, abitativo o commerciale, è concesso in locazione con regolare contratto, e l’inquilino non paga il canone di locazione o gli oneri accessori, è possibile attivare la procedura di sfratto considerando i seguenti parametri:

  1. Immobili ad uso abitativo: in base alla L. n. 392/1978 (legge equo canone), quando non viene pagato almeno una mensilità decorsi venti giorni dalla scadenza prevista, o se non vengono pagati nel termine previsto gli oneri accessori e l’importo non pagato supera quello di due mensilità del canone;
  2. Immobili ad uso commerciale: in questo caso, affinché sia ammessa la procedura di sfratto, occorre che il mancato pagamento sia “importante”, o meglio “di non scarsa importanza” secondo la definizione data dall’art. 1455 c.c. che recita “Il contratto non si può risolvere se l’inadempimento di una delle parti ha scarsa importanza, avuto riguardo all’interesse dell’altra“.

In tale situazione, il locatore (proprietario o titolare di diritti di detenzione e godimento dell’immobile) può, ai sensi dell’art. 658 c.c.p., intimare al conduttore lo sfratto  davanti al tribunale del luogo in cui si trova l’immobile (art. 661 c.c.p.), e chiedere l’ingiunzione di pagamento per i canoni scaduti.

SFRATTO: PROCEDURAsfratto procedura

1) Lettera di Diffida: con tale lettera, notificata con mezzi legalmente riconosciuti come la raccomandata A/R (o via PEC nei casi in cui il conduttore sia soggetto obbligato per legge a dotarsene), il locatore sollecita il pagamento di quanto dovuto, e invita a lasciare libero l’immobile entro un termine preciso;

2) Intimazione di sfratto e contestuale citazione per la convalida (e ingiunzione di pagamento): se con la diffida la situazione non si è risolta, occorrerà promuovere l’azione di tribunale, cominciando con l’intimazione di sfratto effettuata da un avvocato, con la quale si invita il conduttore a comparire nell’udienza indicata, avvertendo che se l’intimato non compare o comparendo non si oppone, il giudice convaliderà la licenza o lo sfratto ai sensi dell’art. 663, c.p.c. – l’art. 660 c.p.c. dispone che “tra il giorno della notificazione dell’intimazione e quello dell’udienza debbono intercorrere termini liberi non minori di 20 gg.” 

CASI POSSIBILI A SEGUITO DELL’INTIMAZIONE DI SFRATTO:

A) Il locatore non si presenta all’udienza: gli effetti processuali dell’intimazione cessano ex art. 662, c.p.c., e il procedimento di convalida si estingue;

B) Il conduttore non compare o, comparendo non si oppone (art. 663): il giudice convalida lo sfratto e dispone, con ordinanza in calce alla citazione, l’apposizione su di essa della formula esecutiva. Tale ordinanza di convalida ha la portata di un provvedimento di condanna al rilascio immediatamente esecutiva (eseguibile solo dopo 30 gg. dall’apposizione della formula); il giudice può quindi disporre l’emissione del decreto ingiuntivo se richiesto;

C) Il conduttore compare all’udienza e chiede termine di grazia per poter sanare la morosità (90 giorni, nel caso di comprovate difficoltà del conduttore, o 120 giorni in caso di disoccupazione, malattie, o gravi e comprovate condizioni di difficoltà);

D) Il conduttore compare all’udienza e si oppone alla convalida: il giudizio si trasforma in un procedimento locativo (art. 447 bis, c.p.c.) e le parti faranno valere le proprie posizioni per ottenere il riconoscimento delle proprie ragioni.

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