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Approfondimenti e aggiornamenti in materia fiscale e amministrativa

[BITCOIN e CRIPTOVALUTE - come sono tassati in Italia]

bitcoin

COME VENGONO CONSIDERATE LE CRIPTOVALUTE IN ITALIA

Le nuove tecnologie “blockchain” hanno reso possibile l’introduzione delle criptovalute nel mondo digitale e reale, a partire dal Bitcoin che ha toccato valori anche pari a € 20.000.

Il mercato delle criptovalute ha avuto una crescita esponenziale, e ad oggi si contano oltre 500 exchanger, cioè piattaforme di negoziazione online, oltre 1.000 criptovalute diverse, per volumi miliardari.

L’Agenzia delle Entrate è quindi intervenuta nel cercare di dare delle definizioni e indicare eventuali assoggettamenti a tassazione di redditi e condotte rilevanti nelle transazioni di criptovalute.

Senza entrare nel merito della correttezza o meno delle definizioni adottate dall’AdE, in questo articolo verranno riassunte le posizioni dell’Autorità italiana sull’argomento.

RIFERIMENTI NORMATIVI E DI PRASSI

Ad oggi non sono molti i riferimenti normativi o di prassi su cui basarsi per inquadrare correttamente l’argomento, e quindi per il momento seguiremo quanto indicato dall’AdE:

  1.  Sentenza 22 ottobre 2015, causa C-264/14 della Corte di Giustizia dell’Unione Europea;
  2. Risoluzione dell’Agenzia delle Entrate n. 72/E del 2016;
  3. Decreto Legislativo n. 90/2017
  4. Risposta all’Interpello per la Direzione Generale della Lombardia dell’Agenzia delle Entrate (Interpello 956-39/2018).

Partendo dalle definizioni fornite dall’AdE, in primis si evidenzia come quest’ultima cataloghi le criptovalute come “valuta virtuale” secondo il dettato dell’articolo 1, comma 2, lettera qq), del D. Lgs. 231/2007, il quale fornisce la seguente descrizione di ciò che deve intendersi valuta virtuale: “la rappresentazione digitale di valore, non emessa da una banca centrale o da un’autorità pubblica, non necessariamente collegata a una valuta avente corso legale, utilizzata come mezzo di scambio per l’acquisto di beni e servizi è trasferita, archiviata e negoziata elettronicamente”.

Nella Risoluzione del 2016, l’AdE riconosce alle criptovalute due fondamentali caratteristiche:

  • – Natura non fisica, bensì digitale, essendo create, memorizzate e utilizzate non su supporto fisico ma su dispositivi elettronici, e di conseguenza conservate in portafogli elettronici (c.d. wallet);
  • – Emissione e funzionamento dei Bitcoin grazie a dei codici crittografici e a dei complessi algoritmici.

La Risoluzione dell’AdE resta coerente con i principi espressi dalla giurisprudenza europea che identifica i Bitcoin come mezzo di pagamento contrattuale o volontario stabilito tra parti privati, e quindi non vengono equiparati a titoli; inoltre conferma il principio di “neutralità Iva” dato che il regime Iva dei mezzi di pagamento legali deve essere applicato a tutti i mezzi di pagamento, ed inoltre riconosce l’esenzione Iva come per le divise ex art. 10 Dpr 633/72.

Nella stessa Risoluzione, avallata dalla successiva pronuncia del 2018, l’Autorità specifica che l’attività di intermediazione di valute tradizionali con bitcoin, svolta in modo professionale ed abituale, costituisce un’attività rilevante oltre agli effetti dell’Iva anche dell’Ires e dell’Irap, soggetta agli obblighi di adeguata verifica della clientela, di registrazione e di segnalazione previsti dal decreto legislativo 21 novembre 2007, n. 231.

Per quanto attiene invece alle persone fisiche che detengono criptovalute al di fuori dell’attività d’impresa, alle operazioni di conversione di valuta virtuale si applicano i principi generali che regolano le operazioni aventi ad oggetto valute tradizionali. Questo significa, come precisato nella pronuncia del 2018, che le cessioni a pronti di valuta virtuale non danno origine a redditi imponibili mancando la finalità speculativa, salvo generare un reddito diverso qualora la valuta ceduta derivi da prelievi da portafogli elettronici (wallet), per i quali la giacenza media superi un controvalore di euro 51.645,69 per almeno sette giorni lavorativi continui nel periodo d’imposta, ai sensi dell’articolo 67, comma 1, lettera c-ter), del testo unico delle imposte sui redditi approvato con d.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917 (TUIR), e del comma 1-ter del medesimo articolo. Per cessione a pronti si intende una transazione in cui si ha lo scambio immediato di una valuta contro una valuta differente.

Quadro RW persone fisiche

DETTAGLI FISCALI - QUADRO RW

Come visto, per le persone fisiche che non effettuano transazioni di criptovalute in ambito professionale, l’Agenzia delle Entrate non prevede in generale un obbligo di tassazione, salvo i casi in cui presso i wallet risultino giacenze medie superiori ad un controvalore di € 51..645,69 per almeno 7 giorni lavorativi continui nel periodo d’imposta.

Per determinare un’eventuale plusvalenza derivante dal prelievo dal wallet, che abbia superato la predetta giacenza media, si deve utilizzare il costo di acquisto e, agli effetti della determinazione delle plusvalenze/minusvalenze, si considerano cedute per prime le valute acquisite in data più recente (cfr. articolo 67, comma 1-bis, del TUIR).
In caso di bitcoin ricevuti “a titolo gratuito”, il costo iniziale da considerare è quello sostenuto dal donante, ai sensi del comma 6 dell’articolo 68 del TUIR.

Inoltre relativamente alle criptovalute, l’AdE precisa che poiché alle valute virtuali si rendono applicabili i principi generali che regolano le operazioni aventi ad oggetto valute tradizionali nonché le disposizioni in materia di antiriciclaggio, si deve ritenere che anche le valute virtuali devono essere oggetto di comunicazione attraverso il quadro RW, indicando alla colonna 3 (“codice individuazione bene”) il codice 14 – “Altre attività estere di natura finanziaria”.
Il controvalore in euro della valuta virtuale detenuta al 31 dicembre del periodo di riferimento deve essere determinato al cambio indicato a tale data sul sito dove il contribuente ha acquistato la valuta virtuale. Negli anni successivi, il contribuente dovrà indicare il controvalore detenuto alla fine di ciascun anno o alla data di vendita nel caso di valuta virtuale vendute in corso d’anno.

Da ultimo, l’Agenzia precisa che le valute virtuali non sono soggette all’imposta sul valore dei prodotti finanziari, dei conti correnti e dei libretti di risparmio detenuti all’estero dalle persone fisiche residenti nel territorio dello Stato (c.d. IVAFE), in quanto tale imposta si applica ai depositi e conti correnti esclusivamente di natura “bancaria” (cfr. circolare 2 luglio 2012, n. 28/E).

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La disamina di come oggi sia visto e considerato dall’Autorità fiscale italiana il fenomeno della detenzione e scambio di criptovalute, evidenzia diverse criticità e incongruenze, dato che le definizioni e le indicazioni fornite non collimano sempre con quanto avviene per le valute estere, ad esempio con riferimento alla fornitura del cambio ufficiale mensile che non esiste per le criptovalute, o con riferimento ai principi contabili che non permettono l’indicazione tra le disponibilità liquide delle criptovalute al contrario di quanto avviene per le divise estere.

Ricordando che la materia tributaria deve essere esclusivamente regolata dalla legge, e che le Circolari e Risoluzioni amministrative dell’Agenzia non costituiscono fonte di diritto come anche recentemente precisato dalla Giurisprudenza (sentenza 6185/2017, della Corte di Cassazione), ci auspichiamo un sollecito e chiaro intervento normativo in materia.

Grazie per la lettura. Contattateci senza alcun impegno per maggiori approfondimenti. G3 Consulenza

[FATTURA ELETTRONICA GRATUITA: come]

COME AVERE LA FATTURA ELETTRONICA GRATIS

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Fattura classica

L’Agenzia delle Entrate ha predisposto tutti i software e le procedure per Generare, Trasmettere e Conservare le fatture elettroniche, senza costi per gli utenti.

Tutti gli strumenti sono resi disponibili sul sito dell’Agenzia.

Vediamo quindi quali sono i passi concreti per poter assolvere agli obblighi della fattura elettronica gratuitamente.

 

 

1. GENERAZIONE FATTURA ELETTRONICA flusso_generazione_fattura

Gli interessati possono accedere alla sezione di “Fatture Elettroniche – Registrazione dell’indirizzo telematico dove ricevere tutte le fatture elettroniche” all’interno dei servizi di “Fatturazione Elettronica”.

Tali attività possono essere altresì effettuate da soggetti incaricati che operano in nome e per conto del soggetto incaricante, nonché da soggetti delegati che operano in nome proprio, ma per conto del soggetto delegante.

 

2. TRASMISSIONE FATTURA ELETTRONICAflusso_trasmissione_fattura

Anche per la trasmissione della Fattura, è prevista una specifica procedura:

  • – Trasmissione della Fattura: La trasmissione della fattura elettronica consente l’invio via web della fattura nei tre formati previsti caricando il file dal computer dell’utente.La funzionalità consente il caricamento di file singoli o di un archivio zip di fatture. La dimensione massima del file caricato non deve superare i 5 Mb. In caso di file archivio, esso deve contenere al massimo 10 file fattura.La trasmissione è possibile purché i dati del fornitore presenti in fattura corrispondano ai dati del soggetto per conto del quale si sta operando.
  • – Scelta Destinatario Fattura
  • – Esito controlli Superato
  • – Esito controlli Scartato: In caso di scarto del file, è possibile consultare l’ELENCO DEI CONTROLLI EFFETTUATI SUL FILE FATTURAPA che possono dare origine ad uno scarto nonostante il file sia stato generato senza errori con l’applicazione dell’Agenzia Entrate.

E’ comunque sempre possibile monitorare lo stato della fattura utilizzando la funzionalità “Monitorare la fattura“.

 

3. CONSERVAZIONE FATTURA ELETTRONICAflusso_conservazione_adesione

In fine, di seguito i 3 punti relativi alla conservazione della Fattura Elettronica previsti dall’Agenzia delle Entrate:

  • – Conservare Fattura: Il servizio di conservazione della fattura elettronica è rivolto sia agli operatori economici che a coloro che ricevono fatture elettroniche (e ai relativi intermediari incaricati). La funzionalità prevede come prerequisito l’adesione ad una convenzione di servizio specifico.L’adesione alla convenzione avviene mediante esplicita accettazione delle condizioni in esso contenute dall’utente nell’area del servizio di conservazione, previa autenticazione, per conto proprio o del/dei soggetti incaricante/i. Il link di adesione viene reso visibile solo se l’utente non risulti già autorizzato alla conservazione. Viceversa, qualora l’utente abbia già aderito al servizio di conservazione, egli vedrà la sola funzionalità di revoca del servizio.
  • – Aderire al Servizio di Conservazione
  • – Revocare il Servizio di Conservazione: In caso di revoca, il soggetto giuridico viene profilato per non accedere più al servizio di conservazione ma solo al servizio di esibizione delle fatture per cui il servizio di conservazione era stato richiesto.

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Grazie per l’attenzione. Restiamo a disposizione per qualunque approfondimento.
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[FATTUR@ ELETTRONIC@ TRA PRIVATI: 3 punti per essere pronti]

1. INFO SULLA FATTURA ELETTRONICA

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fattura elettronica at

Dal 1° gennaio 2019 sarà obbligatoria la fattura elettronica anche per i privati B2B, e quindi per tutte le aziende, commercianti, artigiani e professionisti.

Diventa importante quindi essere preparati a questo grande cambiamento, che, come tutte le novità, può diventare un’ottima opportunità per i processi aziendali, ma non solo.

La fattura elettronica si differenzia dalla tradizionale fattura cartacea per il fatto che è emessa e ricevuta, firmata e conservata in forma digitalizzata, che transiterà tramite il sistema di interscambio (SdI) dell’Agenzia delle Entrate.

2. VANTAGGI DELLA FATTURA ELETTRONICA Fattura Elettronica classica

Il passaggio dai documenti analogici a quelli digitali consente di generare notevoli risparmi di tempo e di spazi, ottimizzando l’organizzazione e la conservazione dei documenti. Si tratta di risparmi dovuti a maggiore efficienza, a un minore impiego di manodopera, in generale, alla dematerializzazione dei processi di gestione dei documenti.

Inoltre con la fatturazione elettronica le aziende potranno accedere al loro cassetto fiscale per verificare le fatture di loro competenza, o utilizzare un portale pubblico predisposto dall’Agenzia delle Entrate in cui indicare i canali con cui si preferisce ricevere le fatture.

I vantaggi si concretizzano nella riduzione del numero di adempimenti e nella certezza della consegna della fattura emessa, facilitando anche i processi per gli incassi. Aumenta la facilità di elaborazione dei dati della fattura, e le modalità di ricezione delle fatture si riduce a una.

Con uno scambio istantaneo tra le aziende, l’eliminazione di errori formali delle procedure automatizzate, e quindi un miglioramento organizzativo interno, le aziende avranno più tempo e risorse da dedicare al proprio business.

3. CONSIGLI UTILIFattura Elettronica Consigli

Per evitare sanzioni e ritardi negli incassi, meglio essere preparati entro il nuovo anno.

Aggiornare le anagrafiche dei propri clienti con indirizzo PEC o, in caso di rapporti con la Pubblica Amministrazione, con il codice CIG/CUP.

Verificare e testare le migliori soluzioni software per la gestione dei processi legati alla creazione dei file xml delle fatture, e alla loro contabilizzazione, magari consultando il proprio consulente contabile su eventuali possibilità che facilitino lo scambio di dati per gli altri adempimenti fiscali e di bilancio.

Richiedere l’accreditamento presso il Sistema di Interscambio, procedere con la registrazione del proprio codice destinatario/PEC sul sito dell’Agenzia delle entrate, e formare le risorse interne sui nuovi processi che verranno utilizzati dall’azienda.

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[PRESCRIZIONE CARTELLE ESATTORIALI: 5 o 10 anni]

LA PRESCRIZIONE DELLE CARTELLE SEGUE QUELLA DEL TRIBUTO O DELLA SENTENZA

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Cartella Esattoriale

Con la sentenza n. 2224/2017 la Commissione tributaria regionale della Toscana  ha affermato che la prescrizione delle cartelle esattoriali tributarie senza sentenza definitiva è pari a 5 anni.

Il termine prescrizione è quinquennale anche se la cartella è ritenuta definitiva e non più impugnabile, dato che il termine di prescrizione segue quello dell’imposta richiamata nella cartella stessa.

La cartella esattoriale non opposta non è un titolo giudiziale, in quanto formata unilateralmente dall’ente che la emette, per cui non può applicarsi al credito ivi contenuto la prescrizione decennale conseguente ad una sentenza di condanna passata in giudicato.

PRINCIPI DELLA SENTENZA – PRESCRIZIONECartella Equitalia

Il Giudice Tributario nella sentenza citata ha accertato che il tributo sottostante la cartella è prescritto, ritenendo quindi fondata l’impugnazione delle cartelle oggetto del giudizio, ritenendola meritevole di accoglimento con conseguente condanna dell’Agenzia delle Entrate alle spese di giudizio.

“La prescrizione ordinaria è applicabile solo quando vi è stata una verifica giurisdizionale, un provvedimento del Giudice che definisce la lite”.

“Anche se la cartella è divenuta definitiva e non più impugnabile, il termine di prescrizione segue quello della imposta richiamata nella cartella stessa, mentre nel caso di sentenza definitiva il titolo in base al quale l’Agenzia delle Entrate fa valere la propria pretesa fiscale è la sentenza di condanna, che può comportare una statuizione simile e diversa da quella impugnata, con conseguente applicabilità della prescrizione decennale”.

Scarica la sentenza.

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[Regime Forfettario: requisiti, tassazione, limiti fatturato e coefficienti di reddito]

REGIME FORFETTARIO: SIGNIFICATO E CARATTERISTICHE
Agenzia delle Entrate

In sintesi, il regime forfettario prevede rilevanti semplificazioni ai fini IVA e ai fini contabili, e consente, altresì, la determinazione forfettaria del reddito da assoggettare a un’unica imposta in sostituzione di quelle ordinariamente previste, nonché di accedere ad un regime contributivo opzionale per le imprese.

Il regime forfetario rappresenta il regime naturale delle persone fisiche che esercitano un’attività di impresa, arte o professione in forma individuale, purché siano in possesso dei requisiti stabiliti dalla legge e, contestualmente, non incorrano in una delle cause di esclusione. Al regime possono inoltre accedere i soggetti già in attività.

Non è prevista una scadenza legata ad un numero di anni di attività o al raggiungimento di una particolare età anagrafica. La sua applicazione, pertanto, è subordinata solo al verificarsi delle condizioni e al possesso dei requisiti prescritti dalla legge.

SOGGETTI E REQUISITIregime forfettario

Possono accedere al regime forfettario i soggetti già in attività e/o i soggetti che iniziano un’attività di impresa, arte o professione, purché nell’anno precedente:

1) abbiano conseguito ricavi o percepito compensi non superiori a determinati limiti (ragguagliati all’anno nel caso di attività iniziata in corso di anno), diversificati in base al codice ATECO, che contraddistingue l’attività esercitata;

2) abbiano sostenuto spese complessivamente non superiori a 5.000 euro lordi per lavoro accessorio, lavoro dipendente e per compensi erogati ai collaboratori, anche assunti per l’esecuzione di specifici progetti;

3)  il costo complessivo dei beni strumentali, al lordo degli ammortamenti, non superi, alla data di chiusura dell’esercizio, i 20.000 euro.

CAUSE DI ESCLUSIONE

Non possono accedere al regime forfettario:

a) i soggetti che si avvalgono di regimi speciali ai fini IVA o di regimi forfetari di determinazione del reddito;

b) i soggetti non residenti, ad eccezione di coloro che risiedono in uno degli Stati membri dell’Unione europea, o in uno Stato aderente all’Accordo sullo Spazio economico europeo, che assicuri un adeguato scambio di informazioni, e producono in Italia almeno il 75% del reddito complessivamente prodotto;

c) i soggetti che effettuano, in via esclusiva o prevalente, operazioni di cessione di fabbricati e relative porzioni o di terreni edificabili ovvero cessioni intracomunitarie di mezzi di trasporto nuovi;

d) i soggetti che partecipano a società di persone, ad associazioni professionali, di cui all’articolo 5 del TUIR, o a società a responsabilità limitata aventi ristretta base proprietaria che hanno optato per la trasparenza fiscale;

e) i soggetti che nell’anno precedente hanno percepito redditi di lavoro dipendente e/o assimilati di importo superiore a 30.000 euro, tranne nel caso in cui il rapporto di lavoro dipendente nell’anno precedente sia cessato (sempre che in quello stesso anno non sia stato percepito un reddito di pensione o un reddito di lavoro dipendente derivante da un altro rapporto di lavoro).

Il regime forfetario cessa di avere efficacia a partire dall’anno successivo a quello in cui viene meno anche solo uno dei requisiti di accesso previsti dalla legge ovvero si verifica una delle cause di esclusione.

TASSAZIONEtasse regime forfettario

I soggetti che aderiscono al regime determinano il reddito imponibile applicando all’ammontare dei ricavi o dei compensi percepiti il coefficiente di redditività diversificato a seconda del codice ATECO che contraddistingue l’attività esercitata. Una volta determinato il reddito imponibile, il contribuente forfetario applica un’unica imposta, nella misura del 15%, sostitutiva delle imposte sui redditi, delle addizionali regionali e comunali e dell’IRAP.

Start upINIZIO DI NUOVA ATTIVITA’:  a decorrere dal 2016, il reddito determinato con i criteri sopra illustrati, per le nuove attività, è assoggettato ad un’imposta sostitutiva del 5%, per i primi 5 anni di attività.

Per poter beneficiare degli ulteriori vantaggi è necessario che:

– il contribuente non abbia esercitato, nei tre anni precedenti l’inizio dell’attività, attività artistica, professionale ovvero d’impresa, anche in forma associata o familiare

– l’attività da esercitare non costituisca, in nessun modo, mera prosecuzione di altra attività precedentemente svolta sotto forma di lavoro dipendente o autonomo, escluso il caso in cui l’attività precedentemente svolta consista nel periodo di pratica obbligatoria ai fini dell’esercizio di arti o professioni

– qualora venga proseguita un’attività svolta in precedenza da altro soggetto, l’ammontare dei relativi ricavi e compensi, realizzati nel periodo d’imposta precedente quello di riconoscimento del beneficio, non sia superiore ai limiti che, a seconda dell’attività, consentono l’accesso al regime.

LIMITI FATTURATO E COEFFICIENTI DI REDDITO

Di seguito i limiti di fatturato/ricavi e coefficienti di redditività stabiliti dalla Legge di Stabilità per il 2018:

  • Industrie alimentari e delle bevande (codice Ateco 10 – 11):  limite ricavi/fatturato 45.000 euro con coefficiente di redditività al 40%;

  • Commercio all’ingrosso e al dettaglio (codice Ateco 45 – da 46.2 a 46.9 – da 47.1 a 47.7 – 47.9): limite ricavi/fatturato è 50.000 con coefficiente di redditività al 40%;

  • Commercio ambulante di prodotti alimentari e bevande (codice Ateco 47.81):limite fatturato/ricavi 40.000 e coefficiente di redditività al 40%;

  • Commercio ambulante di altri prodotti (codice Ateco 47.82 – 47.8): limite fatturato/ricavi 30.000 e coefficiente di redditività al 54%;

  • Costruzioni e attività immobiliari (codice Ateco 41 – 42 – 43) – (68): limite fatturato/ricavi 25.000 e coefficiente di redditività all’ 86%;

  • Intermediari del commercio (codice Ateco 46.1): limite fatturato/ricavi 25.000 e coefficiente di redditività al 62%;

  • Attività dei servizi di alloggio e di ristorazione (codice Ateco 55 – 56): limite fatturato/ricavi 50.000 e coefficiente di redditività al 40%;

  • Attività professionali, scientifiche, tecniche, sanitarie, di istruzione, servizi finanziari ed assicurativi (codice Ateco 64 – 65 – 66 – 69 – 70 – 71 – 72 -73 – 74 – 75 – 85 – 86 – 87 – 88): limite fatturato/ricavi 30.000 euro e coefficente di redditività al 78%;

  • Altre attività economiche (codice Ateco da 01 a 03 a 05 a 09, da 12 a 33, da 35 a 39, 49 – 50 – 51 – 52 – 53 – 58 – 59 – 60 – 61 – 62 – 63 – 77 – 78 – 79 – 80 – 81 – 82 -84 – 90 – 91 – 92 – 93 – 94 – 95 – 96 – 97 – 98 – 99): limite fatturato/ricavi 30.000 euro e coefficiente di redditività al 67%.

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[Credito d’imposta del 30% per le imprese culturali e creative]

CREDITO D’IMPOSTA: IMPRESE CULTURALI E CREATIVE
Imprese creative

La Legge di Bilancio 2018, art. 1, cc da 57 a 60, prevede il credito di imposta pari al 30% delle spese sostenute dalle Imprese Culturali e Creative per attività di sviluppo, produzione e promozione di prodotti e servizi culturali e creativi.

1. LIMITI: il limite di spesa è fissato in € 500.000 per l’anno 2018 e in € 1.000.000 per ciascuno degli anni 2019 e 2020, fino ad esaurimento delle risorse disponibili.

2. IMPRESE CULTURALI E CREATIVE: Sono imprese culturali e creative le imprese o i soggetti che svolgono attività stabile e continuativa, con sede in Italia o in uno degli Stati membri dell’Unione Europea o in uno degli Stati aderenti all’Accordo sullo Spazio economico europeo, purché siano soggetti passivi di imposta in Italia, che hanno quale oggetto sociale, in via esclusiva o prevalente, l’ideazione, la creazione, la produzione, lo sviluppo, la diffusione, la conservazione, la ricerca e la valorizzazione o la gestione di prodotti culturali, intesi quali beni, servizi e opere dell’ingegno inerenti alla letteratura, alla musica, alle arti figurative, alle arti applicate, allo spettacolo dal vivo, alla cinematografia e all’audiovisivo, agli archivi, alle biblioteche e ai musei nonché al patrimonio culturale e ai processi di innovazione ad esso collegati.

DETTAGLI UTILIImprese culturali

1) Con decreto del Ministro dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, entro 90 giorni dal 1.01.2018, è disciplinata, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica e nell’ambito delle risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente, la procedura per il riconoscimento della qualifica di impresa culturale e creativa e per la definizione di prodotti e servizi culturali e creativi e sono previste adeguate forme di pubblicità;

2) Le imprese possono accedere al credito d’imposta nel rispetto dei limiti di cui al regolamento (UE) n. 1407/2013 della Commissione, relativo agli aiuti «de minimis»;

3)  Il credito d’imposta:
a) non concorre alla formazione del reddito ai fini delle imposte sui redditi e del valore della produzione ai fini Irap;
b) non rileva ai fini del rapporto di cui agli artt. 61 e 109, c. 5 Tuir;
c) è utilizzabile esclusivamente in compensazione.

 

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[Super e Iper ammortamento 2018: nuove regole e benefici]

SUPER AMMORTAMENTO 2018
ammortamento maxi iper

L’Art. 1, cc. da 29 a 34, della Legge di Bilancio 2018 ha confermato il Super Ammortamento anche per il 2018, con alcune differenze rispetto alle regole che interessavano questo beneficio nel 2017.

In particolare, è prevista la maggiorazione del 30% del costo di acquisizione, con esclusivo riferimento alla determinazione delle quote di ammortamento e dei canoni di locazione finanziaria, per le spese effettuate dal 1.01.2018 al 31.12.2018, ovvero entro il 30.06.2019, a condizione che entro la data del 31.12.2018 il relativo ordine risulti accettato dal venditore e sia avvenuto il pagamento di acconti in misura almeno pari al 20% del costo di acquisizione.

Il super ammortamento spetta a:

–  soggetti titolari di reddito d’impresa;

– professionisti, con reddito di lavoro autonomo anche svolto in forma associata, ivi compresi i contribuenti nel regime dei minimi.

Il super ammortamento è applicabile ai cespiti materiali (per cui sono esclusi gli acquisti di beni immateriali), ad uso durevole ed utilizzabili all’interno del processo produttivo (esclusi i cd. beni merce in quanto destinati alla vendita, quelli trasformati o assemblati per la vendita), nuovi (esclusi i beni usati).

Restano esclusi dall’agevolazione i veicoli a deducibilità limitata, i veicoli concessi in uso promiscuo ai dipendenti, nonché quelli esclusivamente strumentali all’attività d’impresa e di uso pubblico.

Inoltre restano esclusi gli investimenti in beni materiali strumentali per i quali sono previsti coefficienti di ammortamento inferiori al 6,5%, gli investimenti in fabbricati e costruzioni, e gli investimenti in beni di cui all’allegato n. 3 annesso alla L. 208/2015).

IPER AMMORTAMENTO 2018 super iper ammortamento

L’Art. 1, cc. da 30 a 36, della Legge di Bilancio 2018 ha invece confermato ha maggiorazione del 150% (Iper Ammortamento) per gli  investimenti in beni materiali strumentali nuovi finalizzati a favorire processi di trasformazione tecnologica e digitale (compresi nell’elenco di cui all’allegato A annesso alla L. 232/2016), effettuati entro il 31.12.2018, ovvero entro il 31.12.2019, a condizione che entro la data del 31.12.2018 il relativo ordine risulti accettato dal venditore e sia avvenuto il pagamento di acconti in misura almeno pari al 20% del costo di acquisizione.

L’elenco dei beni immateriali strumentali cui si applica l’Iper Ammortamento è stato modificato rispetto alla precedente versione, includendo alcuni sistemi di gestione per l’e-commerce e specifici software e servizi digitali come:
– sistemi di gestione della supply chain finalizzata al drop shipping nell’e-commerce;
– software e servizi digitali per la fruizione immersiva, interattiva e partecipativa, ricostruzioni 3D, realtà aumentata;
– software, piattaforme e applicazioni per la gestione e il coordinamento della logistica con elevate caratteristiche di integrazione delle attività di servizio (comunicazione intra-fabbrica, fabbrica-campo con integrazione telematica dei dispositivi on-field e dei dispositivi mobili, rilevazione telematica di prestazioni e guasti dei dispositivi on-field).

Per fruire dei benefìci le imprese sono tenute a produrre la documentazione di cui all’art. 1, c. 11 L. 232/2016 (ossia dichiarazione del legale rappresentante ovvero, per i beni di costo superiore a 500.000 euro, perizia tecnica giurata rilasciata da ingegnere o perito industriale, ente di certificazione accreditato attestante le caratteristiche del bene).

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[Detrazione per abbonamento ai mezzi pubblici: cosa, chi, come]

DETRAZIONE ABBONAMENTI MEZZI PUBBLICI – COSA E CHI
Mezzi pubblici detrazione

L’Art. 1, c. 28, della Legge di Bilancio 2018 ha reintrodotto la detrazione IRPEF del 19% sulle spese sostenute, anche nell’interesse dei soggetti a carico, per l’acquisto degli abbonamenti ai servizi di trasporto pubblico locale, regionale e interregionale per un importo non superiore a € 250 all’anno

Quindi per il 2018 si ha la possibilità di ottenere un vantaggio fiscale massimo di € 47,5 in dichiarazione dei redditi.

La detrazione interesserà le spese sostenute per abbonamenti e non per biglietti di singola tratta.

La nuova norma prevede anche che le somme erogate o rimborsate dal datore di lavoro alla generalità o a categorie di dipendenti, o le spese sostenute direttamente dal datore di lavoro, volontariamente o in conformità a disposizioni di contratto, di accordo o di regolamento aziendale, per l’acquisto degli abbonamenti per il trasporto pubblico locale, regionale e interregionale del dipendente e dei suoi familiari, non concorrono a formare il reddito di lavoro dipendente.

DETRAZIONE ABBONAMENTI MEZZI PUBBLICI – COME Tram detrazione

1. Indicare le spese sostenute in dichiarazione dei redditi;

2. Conservare ed eventualmente esibire i documenti comprovanti la spesa per gli abbonamenti;

3. Principio di cassa: la spesa deve essere sostenuta nel 2018.

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[Web Tax: cosa, chi, come]

Web tax – cosa e chi
web tax

L’Art. 1, cc. da 1.011 a 1.019, della Legge di Bilancio 2018 ha istituito l’imposta sulle transazioni digitali, relative a prestazioni di servizi effettuate tramite mezzi elettronici rese nei confronti di soggetti residenti nel territorio dello Stato, diversi dalle stabili organizzazioni di soggetti non residenti e dai soggetti che hanno aderito al regime dei contribuenti minimi e al regime dei forfetari.

Si considerano servizi prestati tramite mezzi elettronici quelli forniti attraverso internet o una rete elettronica e la cui natura rende la prestazione essenzialmente automatizzata, corredata di un intervento umano minimo e impossibile da garantire in assenza della tecnologia dell’informazione. Entro il 30 aprile 2018 dovrà essere emanato un apposito D.M. Economia che individuerà tali prestazioni.

La Web Tax si applicherà con l’aliquota del 3 per cento sul valore della singola transazione al netto dell’imposta sul valore aggiunto, indipendentemente dal luogo di conclusione della transazione. L’imposta si applica nei confronti del soggetto prestatore, residente o non residente, che effettua nel corso di un anno solare un numero complessivo di transazioni superiore a 3.000 unità.

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WEB TAX – COMEweb rete

1. L’imposta è prelevata, all’atto del pagamento del corrispettivo, dai soggetti committenti dei servizi, con obbligo di rivalsa sui soggetti prestatori, salvo il caso in cui i soggetti che effettuano la prestazione indichino nella fattura relativa alla prestazione, o in altro documento idoneo da inviare contestualmente alla fattura, eventualmente individuato con provvedimento, di non superare i limiti di transazioni indicati;

2. I medesimi committenti versano l’imposta entro il giorno 16 del mese successivo a quello del pagamento del corrispettivo;

3. Con il decreto sono stabilite le modalità applicative dell’imposta, ivi compresi gli obblighi dichiarativi e di versamento, nonché eventuali casi di esonero. Con uno o più provvedimenti dell’Agenzia delle Entrate possono essere individuate ulteriori modalità di attuazione della disciplina.

Queste disposizioni si applicheranno a partire dal 01 gennaio 2019.

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Grazie per l’attenzione. Restiamo a disposizione per qualunque approfondimento.
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[Abolita la scheda carburante: come dedurre i costi]

Abrogazione Scheda Carburante
Scheda carburante self

L’Art. 1, cc. da 920 a 927, della Legge di Bilancio 2018 ha abrogato la scheda carburante, a partire dal 1° luglio 2018.

Le nuove regole valide da luglio di quest’anno prevedono infatti l’obbligo  di emissione della fattura elettronica per le cessioni di benzina o di gasolio destinati ad essere utilizzati come carburanti per motori, e pertanto “gli imprenditori che acquistano beni che formano oggetto dell’attività propria dell’impresa da commercianti al minuto ai quali è consentita l’emissione della fattura sono obbligati a richiederla“.

La norma specifica che gli acquisti di carburante per autotrazione effettuati presso gli impianti stradali di distribuzione da parte di soggetti passivi IVA, devono essere documentati con la fattura elettronica.

Gli acquisti di carburanti effettuati al di fuori dell’esercizio di impresa, arte e professione, sono esclusi dall’obbligo di certificazione tramite fatturazione elettronica.

Agli esercenti di impianti di distribuzione di carburante verrà riconosciuto un credito d’imposta, utilizzabile in compensazione dal periodo d’imposta successivo a quello di maturazione, pari al 50% delle commissioni addebitate per le transazioni che risultano eseguite tramite sistemi di pagamento elettronico.

COME DEDURRE I COSTIScheda Carburante

1. Gli acquisti di carburante per autotrazione effettuati presso gli impianti stradali di distribuzione da parte di soggetti Iva devono necessariamente risultare documentati con fattura elettronica;

2. La deducibilità del costo del carburante e la detraibilità dell’Iva si potranno ottenere solo utilizzando strumenti di pagamento tracciabili, ovvero utilizzando carte di credito o di debito, bancomat o carte prepagate.

Considerando la prevedibile difficoltà in cui verseranno gli esercenti impianti di distribuzione di carburante per la gestione dell’adempimento di fatturazione elettronica di ogni rifornimento per cui ne verrà fatta richiesta, e non essendoci specifiche relative all’ottenimento della fattura elettronica in caso di rifornimenti “self service”, ci si auspica di ricevere quanto prima gli opportuni chiarimenti in merito.

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