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Approfondimenti e aggiornamenti in materia legale

[Pronti al cambio di paradigma? - Il MISE ufficializza gli esperti Blockchain]

Su quali pilastri si basa la tecnologia Blockchain?

  1. Decentralizzazione
  2. Trasparenza
  3. Sicurezza
  4. Immutabilità
  5. Consenso

Questi concetti, attualmente, non appartengono pienamente ai paradigmi su cui è fondato il nostro impianto normativo (o il nostro sistema finanziario), e la sfida più grande per usufruire appieno della tecnologia blockchain, sarà quella di creare una nuova base per un nuovo sistema di norme ispirate a principi che oggi non sono ancora contemplati.

La comprensione dei vantaggi che possono derivare dall’eliminazione degli intermediari in molti settori della burocrazia e della finanza, così come nelle vendite e nell’internet delle cose (IOT), in un ecosistema che offre certezze e sicurezza, darà progressivamente manforte a nuove impostazioni di business e di norme, per favorire ottimizzazioni ed efficientamenti nei processi.

Il 27 settembre 2018 il Governo ha firmato l’adesione dell’Italia alla Blockchain Partnership. L’Europa intende giocare un ruolo di primo piano nello sviluppo delle tecnologie blockchain. Ventuno paesi dell’Unione (Austria, Belgio, Bulgaria, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Irlanda, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Malta, Olanda, Polonia, Portogallo, Regno Unito, Repubblica Ceca, Slovacchia, Slovenia, Spagna e Svezia) e la Norvegia hanno già sottoscritto gli impegni della cd “European Blockchain Partnership” in occasione del Digital Day 2. In seguito si sono poi uniti Grecia, Romania, Danimarca e Cipro.

Il 28 settembre 2018 il Ministero dello Sviluppo Economico ha pubblicato un “Avviso pubblico per la manifestazione di interesse per la selezione di 30 componenti del Gruppo di esperti di alto livello per l’elaborazione della strategia nazionale sulle tecnologie basate su registri distribuiti e blockchain”.

Il MISE ritiene priorità fondamentale per il nostro Paese conoscere, approfondire e affrontare il tema delle distributed ledger technologies (DLT) e della blockchain, nonché aumentare gli investimenti pubblici e privati in tale direzione e nelle tecnologie strettamente connesse alle stesse, come già espresso nelle linee programmatiche presentate dal Ministro.

Il 21 dicembre 2018 sul sito del MISE viene pubblicato l’elenco degli esperti blockchain prescelti: Giorgio Angiolini, Marcella Atzori, Tamara Belardi, Francesco Bruschi, Stefano Capaccioli, Massimo Chiriatti, Monica Cirillo, Gianluca Comandini, Mauro Conti, Ernesto Damiani, Vincenzo Di Nicola, Stefano Epifani, Fernanda Faini, Luigi Gabriele, Massimo Giuliano, Lorenzo Giustozzi, Renato Grottola, Fabio Lecca, Aldo Peter Lo Castro, Giuseppe Mauri, Marco Monaco, Gian Domenico Mosco, Michele Nastri, Gilberto Nava, Martino Maurizio Pimpinella, Laura Emilia Maria Ricci, Salvatore Fulvio Sarzana, Massimo Savioli, Federico Tenga e Marco Vitale.

Citando le parole del MISE, la tecnologia blockchain sta già entrando nella vita quotidiana di cittadini e imprese, solo per citare alcuni esempi, nella gestione dello scambio di energia, della logistica, la tutela dei dati personali, sanitari e della proprietà intellettuale, sicurezza dei registri pubblici come catasto o anagrafe.

Altri settori, come ad esempio quello assicurativo, della musica online, del supply chain management, della compravendita immobiliare e della beneficenza stanno già sperimentando l’utilità offerta dalla blockchain, e ci auguriamo di riscontrare presto anche nel nostro paese i benefici offerti da questa tecnologia.

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[I migliori progetti su blockchain con Criptovalute - La classifica stilata dalla Cina]

Cina BandieraNel Ministero dell'”Industry and Information Technology” cinese, è presente il “Center for Information and Industry Development (CCID)” che mensilmente aggiorna la classifica dei progetti più interessanti basati su tecnologia blockchain, valutandoli per tecnologia di base, applicabilità e creatività/innovazione. 

Le prime 3 posizioni sono occupate da: 

– EOS (https://eos.io/

– ETHEREUM (https://www.ethereum.org/

– Bitsharesh (https://bitshares.org/

Considerando l’influenza sull’economia mondiale ormai detenuta dalla Cina, e il monopolio delle mining farm situate in territorio cinese per il mining del bitcoin, le quali detengono il 74% dell’hashrate totale (unità di misura della potenza di elaborazione della rete Bitcoin), potrebbe essere utile non perdere di vista gli sviluppi dei progetti valutati dal CCID e delle innovazioni tecnologiche che gli stessi porteranno.

Per comprendere a cosa esattamente il governo cinese assegna valore, proponiamo una breve descrizione dei progetti classificati nelle prime 5 posizioni – i dettagli potranno essere reperiti nei siti e portali delle singole aziende.

Il progetto valutato dal CCID con maggior valore per il prossimo futuro è EOS.

Il software EOS.IO introduce una nuova architettura blockchain disegnata per permettere una scalabilità sia verticale che orizzontale delle “decentralized application (DAPP)”.

Alla data del presente articolo, la criptovaluta EOS occupa la quinta posizione in ordine di capitalizzazione del mercato delle criptovalute (oltre 2.000 valute).

EOS_logo

La seconda posizione della classifica del CCID cinese è occupata da ETHEREUM (ETHER – ETH).

Ethereum è una piattaforma decentralizzata realizzata per supportare “smart contract” – software che fungono da contratti, e che permettono di automatizzare un evento al verificarsi di una condizione prevista in precedenza.

Attualmente occupa la III posizione del mercato delle criptovalute.

 

Al terzo posto si trova BITSHARES Blockchain, una piattaforma decentralizzata di livello industriale, realizzata per “financial smart contracts” a elevate prestazioni.

Si propone di esser la prima community autonoma e decentralizzata che permette ai detentori della criptovaluta (BTS) di decidere sulle direzioni e sui prodotti futuri del progetto.

Occupa la 46^ posizione per market cap.

bitshares crypto

Progetto completamente differente dai precedenti viene proposto da NEBULAS (https://nebulas.io/), dato che, quale piattaforma decentralizzata, offre un framework di ricerca per tutte le blockchain.

Attualmente occupa la 118^ posizione del mercato delle criptovalute, e il suo codice è “NAS”.

NEO (https://neo.org/)- codice criptovaluta “NEO”, utilizza la tecnologia blockchain e l’identità digitale per digitalizzare assets e automatizzare la gestione degli assets digitali utilizzando gli smart contracts.

Occupa la 18^ posizione per market cap.

neo crypto

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[Criptovalute e antiriciclaggio - V Direttiva UE e indicazioni in Italia]

La nuova direttiva (UE) 2018/843 è entrata in vigore il 9 luglio 2018 e gli Stati membri dovranno attuarla entro il 10 gennaio 2020.

Tra le novità trattate, viene dato spazio al tema delle “valute virtuali” come nominate nella stessa direttiva, e ai riflessi in materia di antiriciclaggio, con particolare attenzione agli obblighi e adempimenti per i prestatori di servizi la cui attività consiste nella fornitura di servizi di cambio tra valute virtuali e valute aventi corso legale (vale a dire le monete e le banconote considerate a corso legale e la moneta elettronica di un paese, accettate quale mezzo di scambio nel paese emittente) e i prestatori di servizi di portafoglio digitale, che attualmente non sono soggetti all’obbligo dell’Unione di individuare le attività sospette in tema di antiriciclaggio.

La V Direttiva, nel suo considerando n. 8, specifica quindi che è di fondamentale importanza ampliare l’ambito di applicazione della precedente direttiva UE 2015/849 in modo da includere i prestatori dei suddetti servizi  nei più stringenti obblighi legati all’antiriciclaggio e al contrasto del finanziamento del terrorismo (AMI/CFT), indicando che le autorità competenti dovrebbero essere in grado di monitorare, attraverso i soggetti obbligati, l’uso delle valute virtuali. Tale monitoraggio consentirebbe un approccio equilibrato e proporzionale, salvaguardando i progressi tecnici e l’elevato livello di trasparenza raggiunto in materia di finanziamenti alternativi e imprenditorialità sociale.

Con il successivo considerando n. 9, la norma europea specifica che “l’anonimato delle valute virtuali ne consente il potenziale uso improprio per scopi criminali. L’inclusione dei prestatori di servizi la cui attività consiste nella fornitura di servizi di cambio tra valute virtuali e valute reali e dei prestatori di servizi di portafoglio digitale non risolve completamente il problema dell’anonimato delle operazioni in valuta virtuale: infatti, poiché gli utenti possono effettuare operazioni anche senza ricorrere a tali prestatori, gran parte dell’ambiente delle valute virtuali rimarrà caratterizzato dall’anonimato. Per contrastare i rischi legati all’anonimato, le unità nazionali di informazione finanziaria (FIU) dovrebbero poter ottenere informazioni che consentano loro di associare gli indirizzi della valuta virtuale all’identità del proprietario di tale valuta. Occorre inoltre esaminare ulteriormente la possibilità di consentire agli utenti di presentare, su base volontaria, un’autodichiarazione alle autorità designate.

Nel D.Lgs. 90/2017 (attuazione della direttiva (UE) 2015/849 relativa alla prevenzione dell’uso del sistema finanziario a scopo di riciclaggio dei proventi di attività criminose e di finanziamento del terrorismo) si ritrova la seguente definizione di valuta virtuale: “la rappresentazione digitale di valore, non emessa da una banca centrale o da un’autorità pubblica, non necessariamente collegata a una valuta avente corso legale, utilizzata come mezzo di scambio per l’acquisto di beni e servizi e trasferita, archiviata e negoziata elettronicamente“.

La V Direttiva UE effettua alcune precisazioni ulteriori, definendo valuta virtuale “una rappresentazione di valore digitale che non emessa o garantita da una banca centrale o da un ente pubblico, non necessariamente legata a una valuta legalmente istituita, non possiede lo status giuridico di valuta o moneta, ma è accettata da persone fisiche e giuridiche come mezzo di scambio e può essere trasferita, memorizzata e scambiata elettronicamente“.

Appare quindi evidente la volontà del legislatore europeo di trovare maggiori specifiche che connotino le caratteristiche delle criptovalute, non riconoscendo ad esse valore di valuta a corso forzoso come avviene in alcuni stati extra UE, quale il Giappone ad esempio.

Come anticipato, la nuova direttiva europea prevede “la possibilità di consentire agli utenti di presentare, su base volontaria, un’autodichiarazione alle autorità designate” per consentire di associare gli indirizzi della valuta virtuale all’identità del proprietario.

Tale identificazione sta alla base delle informazioni raccolte con l’adeguata verifica effettuata dai soggetti obbligati e stabiliti dalle norme antiriciclaggio, come ad esempio banche, professionisti e quindi ora anche prestatori di servizi la cui attività consiste nella fornitura di servizi di cambio tra valute virtuali e valute reali e dei prestatori di servizi di portafoglio digitale.

Ma quello che preme segnalare è la disposizione inserita nello schema del decreto ministeriale di attuazione proposto dal MEF, nel cui art. 2, 2° comma, viene previsto l’obbligo di iscrizione nella sezione speciale anche agli “operatori commerciali che accettano valuta virtuale quale corrispettivo di qualsivoglia prestazione avente ad oggetto beni, servizi o altre utilità”. Questo porterebbe di fatto ad appesantire di responsabilità e di adempimenti anche gli operatori commerciali e, di conseguenza potrebbe determinare un forte deterrente all’accettazione e alla divulgazione delle criptomonete nel nostro paese come strumento di pagamento e scambio di valore.

Lungi dal voler fornire valutazioni a riguardo, ci auspichiamo che le competenti autorità italiane valuteranno adeguatamente i provvedimenti futuri anche in ottica di un reale sviluppo basato sulle nuove tecnologie, evitando trasferimenti di imprese e imprenditori verso paesi con previsioni più favorevoli in tal senso.

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[Utility Token - cosa sono e come sono tassati in Italia]

Le nuove tecnologie legate alla blockchain hanno reso possibile l’introduzione di nuove forme di fundraising per i nuovi progetti che si intendono sviluppare, tra cui le ICO, ossia le Initial Coin Offering (o Initial Currency Offering), che permettono la raccolta di cripto valute o valuta FIAT per finanziare i progetti nascenti.

Al fine di stimolare l’interesse dei possibili finanziatori, possono essere offerti i beni o i servizi che il progetto fornirà, a condizioni vantaggiose tramite utility tokens.

L’azienda emittente specificherà nel proprio “white paper” (documento di dettaglio del progetto e delle condizioni):

  • – l’ammontare minimo e massimo dei token da offrire sul mercato;
  • – il valore di ogni token in termini di valuta corrente ovvero di valuta
    virtuale;
  • – la quantità di valuta corrente o di valuta virtuale necessaria per
    comprare un token;
  • – il valore dei beni e servizi che potranno essere resi al compratore del token, successivamente all’ICO, ovvero la quantità di token necessaria per ottenere un determinato bene o servizio;
  • – il numero di token emessi in aggiunta a quelli offerti, che la società si riserva di mantenere come propri.

I titolari dei token potranno restituirli in qualsiasi momento alla Società
emittente per fruire dei beni e servizi che la stessa è autorizzata a vendere.
In alternativa, l’acquirente potrà cedere il token a terzi, a fronte di un corrispettivo in valuta corrente o valuta virtuale.

Questo strumento può diventare interessante anche per chi intende speculare sul possibile aumento di valore dei token, dato che l’offerta è fissa, e quindi, se la domanda dovesse crescere a seguito del successo del progetto e di quanto offerto dallo stesso, ne conseguirebbe un incremento di valore.

L’aumento dei progetti in Italia che prevedono l’emissione di utility token ha portato alla risposta n. 14 dell’Agenzia delle Entrate all’interpello promosso in tema di “Regime fiscale (IRES, IRAP ed IVA) relativo alla offerta di token digitali“.

In tale risposta, come primo assunto l’AdE specifica che i token saranno rappresentativi unicamente del diritto di acquistare beni e servizi del soggetto emittente, con espressa esclusione di finalità di natura monetaria, speculativa e partecipativa.

 

IVA

L’AdE inizia la sua analisi dal trattamento Iva, facendo riferimento alla cessione degli utility token da parte della Società verso corrispettivo a privati consumatori, e ritenendo che gli stessi presentino caratteristiche tali da essere tendenzialmente assimilati ai voucher, quali strumenti che conferiscono al detentore il diritto a beneficiare di determinati beni e/o servizi.
Quindi, secondo l’AdE vige il principio secondo cui l’emissione e la circolazione dei voucher non assumono rilevanza IVA, non configurandosi quale anticipazione della cessione/prestazione cui i “buoni” stessi danno diritto. La rilevanza fiscale, e quindi l’applicazione dell’IVA, si assume dunque al momento dell’utilizzo del voucher, ossia all’atto dell’acquisto del bene/servizio che lo stesso incorpora (i.e. consumo finale).

Per l’ente la cessione degli utility token è riconducibile ad una mera movimentazione finanziaria, non rilevante agli effetti dell’IVA e l’imposta si renderà esigibile solo al momento in cui i beni saranno ceduti o i servizi prestati con la spendita dei token.

Imposte sui redditi

Passando all’analisi delle imposte sui redditi derivanti dalla cessione di utility token, l’AdE specifica che qualora  sul piano contabile l’operazione sia rappresentata come una mera movimentazione finanziaria in applicazione dei corretti principi contabili, la stessa non assumerà autonoma rilevanza fiscale ai fini IRES.
Conseguentemente, ai fini delle imposte sui redditi, le somme incassate a seguito dell’assegnazione degli utility token non incideranno sulla determinazione “dei redditi” del periodo d’imposta in cui concorrono alla formazione della base imponibile i beni e/o le prestazioni di servizi cui hanno diritto i possessori dei buoni regalo; i componenti di reddito saranno invece considerati fiscalmente rilevanti:

  1. nel momento dell’imputazione a conto economico ex art. 83 Tuir;
  2. nel momento in cui la cessione dei beni e/o la prestazione dei servizi è considerata effettuata ex art. 109 Tuir.

Relativamente all’Irap, l’AdE richiama gli stessi principi enunciati per l’Ires.

In ultimo, la risposta n. 14 in esame, specifica che le remunerazioni e i compensi erogati sotto forma di token ai propri amministratori e dipendenti, in ossequio del principio di onnicomprensività, costituiscono per i percettori reddito di lavoro dipendente, da assoggettare a ritenuta d’acconto ai sensi dell’articolo 23 del d.P.R. 29 settembre 1973, n. 600 sempreché il valore di tale forma remunerativa superi, per ciascun percettore, nel periodo d’imposta,
euro 258,23.

Al termine dell’analisi del trattamento fiscale degli utility token, l’Agenzia delle Entrate nella risposta 14 fornisce importanti indicazioni anche sugli utenti che acquistano e detengono i token.

Ai fini della tassazione dei redditi realizzati dalle persone fisiche, al di fuori dell’esercizio di una attività di impresa, che detengono gli utility token, si ritiene che gli stessi costituiscono rapporti da cui deriva il diritto di acquistare a termine (quando sarà disponibile) il prodotto o il servizio e, pertanto, sono suscettibili di generare un reddito diverso ai sensi dell’articolo 67, comma 1, lettera c-quater), del TUIR.
Tali redditi diversi di natura finanziaria devono essere indicati nel quadro RT del Modello Redditi – Persone Fisiche e sono soggetti ad imposta sostitutiva con aliquota del 26 per cento.”

 

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[Vendita Diretta e Incaricati alle Vendite - l'opportunità, e i dettagli]

La vendita diretta rappresenta una particolare forma di commercio con una specifica regolamentazione.

In particolare, il D. Lgs. 31/03/1998 n. 114 – Riforma della disciplina relativa al commercio, e la Legge 17/08/20015, n. 173 – Disciplina della vendita diretta, dettano le regole per le forme “speciali di vendita al dettaglio” annoverando in tale disciplina gli “Incaricati alla Vendita“, i “Venditori Porta a Porta“,  e i“Venditori a Domicilio“.

Specifiche del d. lgs. 114/1998

Trattando delle forme speciali di vendita ad dettaglio, ed in particolare delle vendite effettuate presso il domicilio dei consumatori, il decreto specifica:

  • L’azienda committente che intende avvalersi per l’esercizio dell’attività di incaricati, ne comunica l’elenco all’autorità di pubblica sicurezza del luogo nel quale ha avviato l’attività e risponde agli effetti civili dell’attività dei medesimi. Gli incaricati devono essere in possesso dei requisiti di onorabilità prescritti per l’esercizio dell’attività di vendita;
  • L’azienda committente rilascia un tesserino di riconoscimento alle persone incaricate, che deve ritirare non appena esse perdano i requisiti richiesti;
  • Il tesserino di riconoscimento deve essere numerato e aggiornato annualmente, deve contenere le generalità e la fotografia dell’incaricato, l’indicazione a stampa della sede e dei prodotti oggetto dell’attività dell’impresa, nonché del nome del responsabile dell’impresa stessa, e la firma di quest’ultimo e deve essere esposto in modo visibile durante le operazioni di vendita.

Specifiche della l. 173/2005 

La legge 173/2005 innanzitutto definisce i soggetti e l’oggetto della vendita diretta:

a) “vendita diretta a domicilio”: la forma speciale di vendita al dettaglio e di offerta di beni e servizi, di cui all’articolo 19 del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 114, effettuate tramite la raccolta di ordinativi di acquisto presso il domicilio del consumatore finale o nei locali nei quali il consumatore si trova, anche
temporaneamente, permotivi personali, di lavoro, di studio, di intrattenimento o di svago;
b) “incaricato alla vendita diretta a domicilio”: colui che, con o senza vincolo di subordinazione, promuove, direttamente o indirettamente, la raccolta di ordinativi di acquisto presso privati consumatori per conto di imprese esercenti la vendita diretta a domicilio;
c) “impresa” o “imprese”: l’impresa o le imprese esercenti la vendita diretta a domicilio di cui alla lettera a).

Successivamente, all’art. 3, vengono dettagliate le caratteristiche dell’attività dell’incaricato alle vendite:

1. L’attività di incaricato alla vendita diretta a domicilio, con o senza vincolo di subordinazione, e’ soggetta all’obbligo del possesso del tesserino di riconoscimento di cui al D. Lgs. 114/1998, e può essere svolta da chi risulti in possesso dei requisiti di cui all’articolo 5, comma 2, del medesimo decreto legislativo.
2. L’attività di incaricato alla vendita diretta a domicilio senza vincolo di subordinazione può essere esercitata come oggetto di una obbligazione assunta con contratto di agenzia.
3. L’attività di incaricato alla vendita diretta a domicilio senza vincolo di subordinazione può essere altresì esercitata, senza necessità di stipulare un contratto di agenzia, da soggetti che svolgono l’attività in maniera abituale, ancorché non esclusiva, o in maniera occasionale, purché incaricati da una o più imprese.
4. La natura dell’attività di incaricato alle vendite dirette e’ di carattere occasionale sino al conseguimento di un reddito annuo, derivante da tale attività, non superiore a 5.000 euro.
5. Resta ferma la disciplina previdenziale recata dall’articolo 44, comma 2, ultimo periodo, del decreto-legge 30 settembre 2003, n. 269, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 novembre 2003, n. 326.

Divieto delle forme di vendita piramidali e di giochi o catene

Un’importante previsione fornita dalla legge 173/2005, è quella del divieto delle forme di vendita piramidali, per cui:

1. Sono vietate la promozione e la realizzazione di attività e di strutture di vendita nelle quali l’incentivo economico primario dei componenti la struttura si fonda sul mero reclutamento di nuovi soggetti piuttosto che sulla loro capacità di vendere o promuovere la vendita di beni o servizi determinati direttamente o
attraverso altri componenti la struttura.
2. E’ vietata, altresì, la promozione o l’organizzazione di tutte quelle operazioni, quali giochi, piani di sviluppo, “catene di Sant’Antonio”, che configurano la possibilità di guadagno attraverso il puro e semplice reclutamento di altre persone e in cui il diritto a reclutare si trasferisce all’infinito previo il pagamento di un corrispettivo.

Gli incaricati alle vendite dirette godono di un vantaggioso regime fiscale, che in sintesi prevede:

  • TassazioneRitenuta a titolo definitivo del 23% sul 78% delle provvigioni percepite.
I ricavi percepiti dall’impresa committente, rientrano infatti nella categoria delle provvigioni. Tali compensi possono essere di 2 tipi:
  • Provvigioni Dirette: per affari procurati direttamente.
  • Provvigioni Indirette: per affari procurati dai propri Incaricati alle Vendite reclutati.
Le imposte su tali redditi sono disciplinate dall’art.25 – bis del D.P.R. 600/1973, il quale prevede che le provvigioni siao assoggettate alla ritenuta d’imposta con l’aliquota prevista per il primo scaglione di reddito (attualmente 23%). La ritenuta per gli incaricati alle vendite dirette viene applicata sul 78% delle provvigioni, ed è operata a titolo d’imposta definitiva.
Pertanto gli incaricati alle vendite dirette non dovranno presentare la dichiarazione annuale dei redditi nel caso abbiano percepito solo provvigioni derivanti da vendite dirette (R.M.180/E del 12.07.1995), e comunque tali redditi non concorrono a formare reddito con le altre forme reddituali eventuali percepite dal contribuente, e per le quali invece sussiste l’obbligo dichiarativo.
 

Iva sulle provvigioni

Nel caso di attività di incaricato alle vendite dirette svolta in modo occasionale, e comunque con provvigioni percepite annualmente non superiori a € 6.410,26, non sussiste l’obbligo di apertura della Partita Iva, e quindi è esclusa l’applicazione dell’Iva sui compensi percepiti (R.M.18/E del 26.01.2006).

Nel caso invece di attività svolta in forma abituale e professionale, o comunque al superamento del limite di compensi percepiti sopra riportato, occorre aprire apposita Partita Iva per svolgere l’attività, e quindi applicare l’Iva alle provvigioni percepite ai sensi dell’art.4 del D.P.R. 633/1971.

In quest’ultimo caso, gli incaricati hanno l’obbligo di versamento mensile o trimestrale dell’Iva, della presentazione delle “Comunicazione delle liquidazioni periodiche IVA” all’Agenzia delle Entrate, e della Dichiarazione Iva annuale.

Inoltre gli incaricati sono tenuti alla redazione e presentazione telematica all’Agenzia delle Entrate anche del cosiddetto “spesometro”.

Le definizioni dell’inps

Le norme che disciplinano il commercio (articolo 19, decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 114) definiscono la vendita a domicilio come una forma speciale di vendita al dettaglio, che si realizza con la raccolta di ordini di acquisto presso il domicilio del compratore.

I venditori porta a porta sono iscritti alla Gestione Separata se operano con contratto di lavoro autonomo. Dal punto di vista previdenziale si applicano le norme previste per i lavoratori con contratto di collaborazione coordinata e continuativa (co. co. co.). In base alla legge 8 agosto 1995, n. 335, per i venditori porta a porta non è previsto il requisito dell’abitualità e continuità. Perciò, fino al 2003 i lavoratori sono stati iscritti anche per prestazioni occasionali e per qualsiasi importo, mentre dal 2004 vige una soglia di esenzione della base imponibile pari a 5.000 euro annui.

 La base imponibile

I venditori porta a porta non sono tenuti a presentare la dichiarazione dei redditi, dal momento che i loro compensi sono soggetti a ritenuta fiscale a titolo d’imposta.

Fino al 31 dicembre 2002 la base imponibile riguardava l’intero ammontare delle provvigioni riscosse nell’anno. Dal 1° gennaio 2003 l’articolo 2, comma 12, legge finanziaria 2003, ha stabilito la deduzione forfetaria dal reddito pari al 22% a titolo di spese di produzione: da tale data l’imponibile fiscale è quindi pari al 78% delle provvigioni percepite.

L’articolo 44, comma 2, del decreto-legge 30 settembre 2003, n. 269 convertito dalla legge 24 novembre 2003, n. 326, ha stabilito che, dal 1° gennaio 2004, i venditori porta a porta sono soggetti a contribuzione previdenziale solo per redditi fiscalmente imponibili superiori a 5.000 euro annui.

Per effetto delle due deduzioni, fiscale e previdenziale, l’esenzione della contribuzione alla Gestione Separata è pari a 6.410,26 euro di provvigioni.

 Adempimenti

Nel caso il lavoratore abbia in essere più rapporti di lavoro deve comunicare tempestivamente ai propri committenti il superamento della soglia di esenzione. Se la soglia di esenzione è superata con la presenza di più provvigioni nello stesso mese, ciascun committente provvederà in maniera proporzionale secondo la provvigione erogata e quella totale percepita dal lavoratore.

 Contributo, versamento e denuncia

Ai venditori porta a porta si applicano le stesse norme dei collaboratori coordinati e continuativi in materia di:

  • iscrizione;
  • ripartizione del contributo;
  • versamento;
  • denuncia;
  • aliquote, massimale e accredito contributivo.

L’azienda committente provvede all’esplicazione di tutte le attività, compresa quella di versamento dei contributi.

Nella denuncia E-mens i venditori porta a porta sono identificati dal codice tipo rapporto 07 (non è richiesto il codice attività).

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[DICHIARAZIONE INFEDELE - la condotta abusiva non rileva penalmente]

DICHIARAZIONE INFEDELE E ABUSO DI DIRITTO NON RILEVANTE PENALMENTE

Guarda il video su youtube
Law

Ai sensi dell’articolo 10 bis della Legge n. 212/2000, introdotto dal Decreto legislativo n. 128/2015, è da escludere che operazioni esistenti e volute, anche se prive di sostanza economica e tali da realizzare vantaggi fiscali indebiti, possano integrare condotte penalmente rilevanti.

Pertanto non è penalmente perseguibile un’operazione finalizzata esclusivamente a conseguire un indebito vantaggio fiscale relativa a operazioni economiche reali.

Queste sono le indicazioni seguite dalla Corte di Cassazione nella Sentenza 01 marzo 2018, n. 9378, con cui ha ritenuto fondato il ricorso presentato da un’imputata condannata penalmente dal giudice dell’esecuzione per dichiarazione infedele, disposta sulla base di condotte finalizzate esclusivamente a conseguire un indebito vantaggio fiscale.

 

LA SENTENZAAbuso diritto

La suprema Corte, riconoscendo il potere di valutazione dei fatti del giudice dell’esecuzione, ha disposto la necessità di una nuova e più compiuta valutazione, allo scopo di verificare se siano effettivamente state poste in essere operazioni con la volontà di non realizzarle, in tutto o in parte, o se riferite a soggetti fittiziamente interposti, o, invece, se le operazioni che hanno determinato la dichiarazione infedele siano meramente elusive, cioè, se sia stato solamente adottato uno schermo negoziale articolato allo scopo di conseguire un indebito vantaggio fiscale, in relazione, però, a operazioni economiche realmente verificatesi, che ne determinerebbe l’irrilevanza penale.

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Grazie per l’attenzione. Restiamo a disposizione per qualunque approfondimento, e per assisterVi in caso di necessità.
G3

[NUOVE IMPRESE A TASSO ZERO - come ottenere l'agevolazione]

 FINANZIAMENTO A TASSO ZERO NUOVE IMPRESE – guarda il video su youtube
under construction

Invitalia gestisce 4 incentivi dedicati ai soggetti che intendono creare nuove imprese: i progetti “nuove imprese a tasso zero”, “selfiemployment”, “smart e start” e “resto al sud”.

Nuove imprese a tasso zero” ha l’obiettivo di sostenere, in tutta Italia, la creazione di micro e piccole imprese composte in prevalenza da giovani tra i 18 e i 35 anni oppure da donne di tutte le età.

Prevede il finanziamento a tasso zero di progetti d’impresa con spese fino a 1,5 milioni di euro e può coprire fino al 75% delle spese totali ammissibili. Per il 25% residuo, si richiede il cofinanziamento da parte dell’impresa, con risorse proprie o mediante finanziamenti bancari.

Le imprese devono essere costituite in forma di società da non più di 12 mesi, rispetto alla data di presentazione della domanda. Anche le persone fisiche possono richiedere i finanziamenti, a condizione che costituiscano la società entro 45 giorni dall’eventuale ammissione alle agevolazioni.

La dotazione finanziaria è di circa 150 milioni di euro, le agevolazioni saranno concesse fino a esaurimento dei fondi.

“Nuove imprese a tasso zero” è una misura a sportello, le domande sono valutate in base all’ordine cronologico di arrivo e non ci sono graduatorie.

Sono finanziabili le iniziative per:

  • produzione di beni nei settori industria, artigianato e trasformazione dei prodotti agricoli
  • fornitura di servizi alle imprese e alle persone
  • commercio di beni e servizi
  • turismo

Guarda le attività e le spese ammissibili.

IL FINANZIAMENTOFinanziamenti

Per le imprese ammesse al finanziamento è previsto un rimborso agevolato che parte dal momento del completamento del piano di investimenti, da realizzare entro 24 mesi dalla firma del contratto. La durata massima del piano di rimborso è di 8 anni con pagamento di due rate semestrali posticipate.

Grazie alla convenzione tra ABI-MISE e Invitalia, le imprese beneficiarie possono realizzare i programmi di spesa ammessi alle agevolazioni sulla base di fatture di acquisto non quietanziate, consentendo tempi di realizzazione più rapidi, un impegno finanziario meno oneroso e un pagamento più veloce dei fornitori.

DOMANDA PER L’AGEVOLAZIONE

Business Plan

La domanda si presenta esclusivamente online, attraverso la piattaforma informatica di Invitalia.

Per richiedere le agevolazioni è necessario:

1. registrarsi  ai servizi online di Invitalia indicando un indirizzo di posta elettronica ordinario

2. una volta registrati accedere al sito riservato per compilare direttamente online la domanda, caricare il business plan e la documentazione da allegare

Per concludere la procedura di presentazione della domanda è necessario disporre di una firma digitale e di un indirizzo di posta elettronica certificata (PEC) del legale rappresentante delle società già costituita al momento della presentazione, ovvero dalla persona fisica in qualità di socio o soggetto referente della società costituenda.

Al termine della procedura di compilazione del piano di impresa e dell’invio telematico della domanda e dei relativi allegati, verrà assegnato un protocollo elettronico.

Fac-simile della domanda per società già costituita

Fac-simile della domanda per società da costituire

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Grazie per l’attenzione. Restiamo a disposizione per qualunque approfondimento, e per assisterVi nella Vostra nuova impresa.
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[Bonus Strumenti Musicali - come ottenere il contributo]

BONUS STRUMENTI MUSICALI: IL CONTRIBUTO
Bonus strumenti musicali

Il Bonus è un contributo, sotto forma di sconto del prezzo di vendita praticato dal rivenditore o produttore, previsto per gli studenti che intendono acquistare uno strumento musicale.

Il contributo spetta per gli acquisti effettuati nel 2018 per un importo non superiore al 65 per cento del prezzo finale, per un massimo di 2.500 euro.

Il bonus è riservato agli studenti iscritti ai licei musicali, corsi preaccademici, corsi del precedente ordinamento e corsi di diploma di I e di II livello dei conservatori di musica, degli istituti superiori di studi musicali e delle istituzioni di formazione musicale e coreutica autorizzate a rilasciare titoli di alta formazione artistica, musicale e coreutica.

L’Agenzia ha indicato con un provvedimento l’elenco degli istituti riconosciuti ai fini dell’agevolazione. L’Agenzia ha inoltre stilato l’elenco degli strumenti musicali ammessi al beneficio.

COME OTTENERE LO SCONTOBonus musica

Per accedere al bonus è necessario essere in regola con il pagamento delle tasse e dei contributi dovuti per l’iscrizione all’anno 2018 – 2019.

Il contributo è concesso per l’acquisto di uno strumento musicale nuovo, coerente con il corso di studi cui è iscritto lo studente, o considerato “affine” o “complementare”.

Per accedere all’agevolazione occorre richiedere all’istituto un certificato di iscrizione che riporti alcuni dati principali (cognome, nome, codice fiscale, corso e anno di iscrizione, strumento musicale coerente con il corso di studi) da consegnare al rivenditore all’atto dell’acquisto.

RIVENDITORI: CREDITO D’IMPOSTAStrumenti musicali

Ai rivenditori o ai produttori degli strumenti musicali è riconosciuto un credito d’imposta di ammontare pari al contributo riconosciuto agli studenti sotto forma di sconto.

Per fruire del credito d’imposta, il rivenditore o produttore, prima di concludere la vendita dello strumento musicale, è tenuto a comunicare all’Agenzia delle entrate i seguenti dati: il proprio codice fiscale, quello dello studente e dell’istituto che ha rilasciato il certificato di iscrizione, lo strumento musicale, il prezzo totale, comprensivo dell’imposta sul valore aggiunto, e l’ammontare del contributo.

I soggetti interessati possono inviare le comunicazioni dal 20 aprile 2017 utilizzando il servizio telematico Entratel o Fisconline dell’Agenzia delle Entrate anche tramite intermediario. Per ogni comunicazione inviata, il sistema telematico rilascerà apposita ricevuta attestante la fruibilità o meno del credito di imposta in ragione della capienza nello stanziamento complessivo, della correttezza dei dati tenendo conto dell’eventuale contributo già utilizzato dallo studente nel 2016. A partire dal secondo giorno lavorativo successivo alla data di rilascio della ricevuta, il credito di imposta è utilizzabile in compensazione presentando il modello F24 esclusivamente tramite i servizi telematici Entratel o Fisconline e indicando il codice tributo 6865.

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[Diritto all'Oblio Privacy: il Garante ordina a Google la "deindicizzazione"]

DIRITTO ALL’OBLIO NELLA NORMATIVA PRIVACY 
Oblio

A livello comunitario il diritto all’oblio è stato regolamentato dal nuovo regolamento europeo sulla privacy, che da maggio prossimo dovrà essere seguito anche nel nostro paese.

In termini generali, sussiste il diritto a non restare esposti, per un tempo ingiustificato, alle conseguenze dannose che possono derivare al proprio onore o alla propria reputazione da fatti commessi in passato o da vicende nelle quali si è rimasti in qualche modo coinvolti e che sono divenuti oggetto di cronaca.

Pertanto  ogni accadimento può tornare ad essere “privato” quando perde di qualsiasi utilità per l’interesse pubblico.

DIRITTO ALL’OBLIO IN ITALIAPrivacy Oblio

Recentemente, il Garante per la Privacy italiano, si è dovuto pronunciare su un ricorso presentato da un cittadino italiano nei confronti di Google, con il quale il ricorrente, ribadendo le istanze già avanzate ai sensi degli artt. 7 e 8 del d.lgs. 30 giugno 2003, n. 196, Codice in materia di protezione dei dati personali, ha chiesto:

1) la rimozione, dalla lista dei risultati europei ed extra europei del motore di ricerca gestito dalla resistente ottenuti digitando il proprio nome e cognome, di n. 26 Url specificamente indicati nell’interpello preventivo e nell’atto introduttivo;

2) la liquidazione in proprio favore delle spese del procedimento;

considerando che, secondo il ricorrente, alcuni Url presenti su Google

“rimandano a messaggi o brevi articoli anonimi gravemente offensivi della propria dignità e reputazione pubblicati su forum o siti amatoriali, contenenti anche informazioni afferenti al suo presunto stato di salute e a supposti reati gravi connessi alla sua attività di professore universitario, in realtà mai commessi e per i quali non è stato mai indagato;

– tali notizie, proprio perché false, non recano alcuna prova dei fatti riportati e sono in alcuni casi corredate da fotografie che lo ritraggono, riprodotte in assenza del suo consenso”

Il Garante ha ritenuto che la “perdurante reperibilità” sul web di contenuti non corretti e inesatti avesse un impatto “sproporzionatamente negativo” sulla sfera privata del ricorrente, e ha quindi ordinato la deindicizzazione degli url relativi al ricorrente (doc. web n. 7465315 del Garante).

Si registra quindi un orientamento sempre più marcato verso le Linee guida dei Garanti europei che individuano, in particolare per il trattamento dei dati sulla salute, i criteri da tenere in considerazione per un corretto bilanciamento tra diritto all’oblio e diritto/dovere all’informazione a causa del suo maggiore impatto sulla vita privata, rispetto ai dati personali “comuni”.

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Grazie per l’attenzione. Restiamo a disposizione per qualunque approfondimento o per l’assistenza in materia di privacy per la Vostra impresa.
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[Sfratto per morosità: significato e procedura]

SFRATTO PER MOROSITA’: QUANDO
Sfratto causa

Quando un immobile, abitativo o commerciale, è concesso in locazione con regolare contratto, e l’inquilino non paga il canone di locazione o gli oneri accessori, è possibile attivare la procedura di sfratto considerando i seguenti parametri:

  1. Immobili ad uso abitativo: in base alla L. n. 392/1978 (legge equo canone), quando non viene pagato almeno una mensilità decorsi venti giorni dalla scadenza prevista, o se non vengono pagati nel termine previsto gli oneri accessori e l’importo non pagato supera quello di due mensilità del canone;
  2. Immobili ad uso commerciale: in questo caso, affinché sia ammessa la procedura di sfratto, occorre che il mancato pagamento sia “importante”, o meglio “di non scarsa importanza” secondo la definizione data dall’art. 1455 c.c. che recita “Il contratto non si può risolvere se l’inadempimento di una delle parti ha scarsa importanza, avuto riguardo all’interesse dell’altra“.

In tale situazione, il locatore (proprietario o titolare di diritti di detenzione e godimento dell’immobile) può, ai sensi dell’art. 658 c.c.p., intimare al conduttore lo sfratto  davanti al tribunale del luogo in cui si trova l’immobile (art. 661 c.c.p.), e chiedere l’ingiunzione di pagamento per i canoni scaduti.

SFRATTO: PROCEDURAsfratto procedura

1) Lettera di Diffida: con tale lettera, notificata con mezzi legalmente riconosciuti come la raccomandata A/R (o via PEC nei casi in cui il conduttore sia soggetto obbligato per legge a dotarsene), il locatore sollecita il pagamento di quanto dovuto, e invita a lasciare libero l’immobile entro un termine preciso;

2) Intimazione di sfratto e contestuale citazione per la convalida (e ingiunzione di pagamento): se con la diffida la situazione non si è risolta, occorrerà promuovere l’azione di tribunale, cominciando con l’intimazione di sfratto effettuata da un avvocato, con la quale si invita il conduttore a comparire nell’udienza indicata, avvertendo che se l’intimato non compare o comparendo non si oppone, il giudice convaliderà la licenza o lo sfratto ai sensi dell’art. 663, c.p.c. – l’art. 660 c.p.c. dispone che “tra il giorno della notificazione dell’intimazione e quello dell’udienza debbono intercorrere termini liberi non minori di 20 gg.” 

CASI POSSIBILI A SEGUITO DELL’INTIMAZIONE DI SFRATTO:

A) Il locatore non si presenta all’udienza: gli effetti processuali dell’intimazione cessano ex art. 662, c.p.c., e il procedimento di convalida si estingue;

B) Il conduttore non compare o, comparendo non si oppone (art. 663): il giudice convalida lo sfratto e dispone, con ordinanza in calce alla citazione, l’apposizione su di essa della formula esecutiva. Tale ordinanza di convalida ha la portata di un provvedimento di condanna al rilascio immediatamente esecutiva (eseguibile solo dopo 30 gg. dall’apposizione della formula); il giudice può quindi disporre l’emissione del decreto ingiuntivo se richiesto;

C) Il conduttore compare all’udienza e chiede termine di grazia per poter sanare la morosità (90 giorni, nel caso di comprovate difficoltà del conduttore, o 120 giorni in caso di disoccupazione, malattie, o gravi e comprovate condizioni di difficoltà);

D) Il conduttore compare all’udienza e si oppone alla convalida: il giudizio si trasforma in un procedimento locativo (art. 447 bis, c.p.c.) e le parti faranno valere le proprie posizioni per ottenere il riconoscimento delle proprie ragioni.

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Grazie per l’attenzione. Restiamo a disposizione per qualunque approfondimento, e disponibili per assistervi legalmente.
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